L’emergenza

«Disastro a Genna Luas, nessuna deroga alla Portovesme srl» 

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L’acqua rossa che scorre nel rio Santa Barbara spaventa agricoltori e allevatori. Mentre le indagini del Corpo forestale si concentrano sulla discarica di Genna Luas, i sindaci corrono ai ripari con ordinanze che vietano l’utilizzo dell’acqua contaminata. E la Provincia bacchetta Portovesme srl: «Nessuna deroga, via il percolato in eccesso dal Sulcis Iglesiente».

Le indagini

Un sistema di telecamere visibili dalla portineria della discarica di Genna Luas e un allarme collegato alla vasca che riceve le acque contaminate, in passato, hanno sempre segnalato le situazioni di emergenza da monitorare. Questo sistema che permetteva alla vasca di non tracimare e di far intervenire personale specializzato in caso di emergenza è ancora in funzione? E se sì, perché si è arrivati al fiume di acqua solforica che ha invaso una strada vicinale fino a raggiungere il rio Santa Barbara, affluente del rio Cixerri che porta l’acqua all’omonima diga che, in caso di emergenza idrica, alimenta i bacini del Sulcis e di altre zone del Sud Sardegna? È una delle tante domande alle quali le indagini di polizia giudiziaria aperte dal Corpo forestale di Iglesias – agli accertamenti partecipano i tecnici di Arpas e Provincia – dovrà dare risposte. Ieri le tante persone che si sono avvicinate al rio Santa Barbara hanno visto con i loro occhi l’acqua rossa che scorre.

I controlli

Nella sede di Carbonia della Provincia del Sulcis Iglesiente, da tre giorni, lo stato di allerta è massimo: «Sappiamo che in passato era stato stabilito un sistema di allarme immediato che permetteva di intervenire e evitare la tracimazione che ora ha causato questo disastro ambientale. – dice il presidente Mauro Usai – Le pompe di rilancio consentivano di svuotare la vasca che accoglieva nel frattempo l’acqua che arrivava dal cumulo delle piriti. Questa volta è andata diversamente: bisogna accertare il perché». Il rischio delle criticità ambientali, causato dal percolato di piriti, era ben noto sin da quando è stata realizzata la discarica nel sito minerario dismesso: «Per questo era stato previsto un allarme sonoro collegato a una telecamera fissa sulla vasca che, in caso di emergenza, consentiva che il percolato in eccesso fosse trattato in tempo. – continua – La prescrizione della Valutazione di impatto ambientale prevedeva che la Portovesme srl attivasse tutte le procedure per gestire questo problema in modo ambientalmente corretto. Ammesso che il maltempo sia una concausa del problema, perché non sono state attivate le procedure per gestire un’emergenza che, se è vero che la colpa è della pioggia, va avanti da quasi due mesi? Le allerte meteo erano note, come è possibile tanta superficialità da parte di una azienda che ha in progetto di realizzare ulteriori attività dove l’attenzione all’ambiente è fondamentale?».

Il futuro

Usai fa riferimento al progetto Litio che la Glencore vorrebbe avviare nel Sulcis, il trattamento della black mass che tante perplessità ha creato nel territorio: «Con quale animo le nostre comunità possono accogliere l’ipotesi che un’azienda che oggi non ha saputo gestire in tempo un problema come quello che si sta vivendo a Genna Luas, possa realizzare nuovi impianti, dove una mancanza di attenzione potrebbe causare problemi gravissimi a un territorio già in ginocchio a causa di decenni di inquinamento?». Considerazioni che oggi portano la Provincia a quella che Usai definisce “tolleranza zero” sulla futura gestione del problema: «Siamo in attesa delle analisi definitive – dice Usai – ma sappiamo già che una prima analisi dell’acqua finita sul rio Santa Barbara parla di un altissimo livello di acidità (ovvero un ph tra 2,9 e 3,1), ragion per cui il liquido stoccato che rischia di finire nel torrente va smaltito immediatamente entro e non oltre quindici giorni in impianti specializzati dell’Isola o, se non vi fosse la possibilità, fuori dall’Isola». Non c’è ancora una posizione ufficiale della Portovesme srl ma è dato di sapere che la Provincia ha ricevuto già un primo riscontro dall’azienda: «Ci hanno fatto sapere che si è provveduto ad abbassare il livello della vasca per rimetterla in condizione di ricevere il refluo contenuto nelle canale di raccolta per evitare ulteriori sversamenti – spiega il presidente – ma ci dicono che queste misure di prevenzione adottate sono necessariamente provvisorie e che le condizioni meteo rendono l’emergenza ancora viva, tale da richiedere deroghe che al momento non possono assolutamente essere concesse». La deroga richiesta, nello specifico a causa della pioggia, continua Usai, «sarebbe legata alla limitata possibilità di stoccaggio e smaltimento del percolato perché la vasca che stanno utilizzando per il travaso si esaurirà in breve tempo. Per questo ci chiedono di inviare il percolato delle piriti all’interno della discarica di Genna Luas 2 e di autorizzare il ricircolo della “salamoia” all’interno della stessa discarica. Deroga che non ci sentiamo di concedere: il trattamento e lo smaltimento deve avvenire in impianti specifici lontano dal Sulcis».

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