L’11 settembre 2001

Un quarto di secolo fa l’attacco all’America 

L’attentato alle Torri gemelle e al Pentagono ha cambiato il mondo: «Spartiacque globale» 

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«L'11 settembre ha rappresentato uno spartiacque non soltanto simbolico, ma anche geopolitico, economico e strategico nel contesto globale. Nel mondo, dopo la caduta del muro di Berlino, c’erano nuove speranze di pace, di benessere, di multilateralismo. Sembrava quindi che il pianeta si stesse avviando verso un'epoca migliore. L’attacco jihadista ha stravolto questo quadro». L’analisi di Arduino Paniccia, fondatore e presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale di Venezia. 25 anni fa è cominciata un'altra storia: «È tornata d’attualità – sottolinea Paniccia – la parola guerra, che sembrava in qualche modo relegata ad angoli dimenticati o comunque da sempre turbolenti del mondo. È entrata di nuovo nel vocabolario e devo dire che da allora non è più uscita». Bisogna ricordare anche gli eventi successivi all’attacco al cuore dell’America «come il conflitto in Afghanistan, i cui capi si rifiutavano di consegnare Bin Laden, e la successiva apertura del fronte iracheno». Secondo l’analista, «l’attacco alla superpotenza è stato un passaggio di tempo che ha accelerato processi e mutato gli equilibri mondiali».

L’America oggi

Per il giornalista Andrew Spannaus, che ha grande familiarità con gli Stati Uniti, «era chiaro dall'inizio che nulla sarebbe stato più lo stesso. Nel 2001 il mondo era ancora unipolare. Quell’ordine è svanito l’11 settembre, spazzato via dagli attentati che hanno violato spazi che sembravano inviolabili. Gli Stati Uniti negli anni successivi hanno fatto sicuramente tanti errori nelle loro strategie militari dando spazio, nello scenario geopolitico, ad avversari pericolosi come la Cina». Anche la società americana è stata attraversata da molti cambiamenti. La stessa percezione di quello che è successo 25 anni fa è mutata: «Nei mesi che ho trascorso quest’anno negli Stati Uniti non ho sentito menzionare l'11 settembre 2001 neanche una volta da amici e parenti. Ne parla tanto invece chi vuole ricordare, in primis i familiari delle tantissime vittime». Perché la memoria si affievolisce? «Il Paese, soprattutto dopo l'elezione di Donald Trump, è alle prese con una forte polarizzazione politica con profonde divisioni che rendono molto aspro il confronto all’interno della società. Il terrorismo è diventato un strumento per giustificare interventi non sempre legittimi armati al di fuori dei confini. Inoltre, chi è nato dopo il 2001 non conosce i fatti avvenuti in quella giornata di sangue».

Il ricordo

Spannaus ricorda così il suo 11 settembre: «Tutti si ricordano dove si trovavano quel giorno. Io ero a Washington, alla guida della mia auto quando il primo aereo ha colpito le torri. Sono rimasto bloccato nel traffico. Più tardi sono arrivato alla “George Washington University” per un incontro con gli studenti. Quando è stato chiaro che si trattava di attacchi terroristici abbiamo abbandonato precipitosamente l’edificio». Poi ha preso il sopravvento l’istinto di chi vuole dare notizie. Spannaus ha deciso di dirigersi verso la sede del Pentagono, obbiettivo di un altro attacco da parte dei terroristi. Nonostante il traffico impazzito è riuscito a raggiungere la meta. «Ho scattato alcune foto che sono finite nelle copertine delle riviste per cui allora lavoravo. Sono tornato a casa per riflettere su ciò che era successo e ragionare su come il mondo da quel momento sarebbe cambiato». ( ma.ra .)

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