Una sbandata per poi ricompattarsi in Senato. La maggioranza procede sulla legge elettorale, ma continua a navigare a vista.
Il centrodestra respinge gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze pure e vota il suo emendamento unitario in materia, che prevede anche i capolista bloccati. Sui social la premier Giorgia Meloni rivendica: «Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile». Ma è l’epilogo dell’ennesima giornata vissuta pericolosamente.
Rientrano le tensioni e non va a segno la trappola delle opposizioni, ma i prossimi scogli già si intravedono. Uno è quello delle quote di genere: l’emendamento approvato dalla maggioranza fa saltare le quote previste per i capolista nel Rosatellum. Altra questione è quella inserita nella norma per cancellare la “anti-cespugli”, che prevede un deciso aumento delle firme per chi entra per la prima in volta in Parlamento. Il nodo più grosso è superato, ma non senza fibrillazioni.
In mattinata in Transatlantico si confermava la notizia che FdI stava valutando gli emendamenti di opposizione sulle preferenze. Vannacci dai social lanciava la sfida: «Siano coerenti, le votino». Ma dalle parti di FI e della Lega si rispondeva con un fermo no: o si va sull’emendamento su cui c’è un accordo o salta tutta la legge. Viene convocata una riunione di maggioranza con la ministra Casellati, i capigruppo del centrodestra e gli sherpa, il governo si rimette all’Aula.
Nel frattempo, la frattura si ricompone e la maggioranza fa sapere che voterà contro gli emendamenti dell’opposizione. Poi, tocca all’emendamento di maggioranza, approvato compattamente. La maggioranza esulta. «Per non perdere la legge perde la faccia», commenta la segretaria Dem Elly Schlein.
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