Il delitto di Buddusò.

La famiglia di Marco Pusceddu sceglie il silenzio: «Aspettiamo» Oggi i quattro arrestati dal Gip 

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Bocche cucite in attesa di conoscere la verità. La famiglia di Marco Pusceddu preferisce il silenzio anche dopo gli arresti che hanno indicato come mandanti dell’omicidio del soccorritore del 118 l’ex fidanzata Maria Cristina Falchi e il suo attuale compagno Ramon Pirosu.

A poco più di un anno dalla tragedia il fratello della vittima, Roberto Pusceddu, non cambia strategia e sceglie la riservatezza delle mura familiari per assistere al prosieguo delle indagini che pochi giorni fa potrebbero avere avuto una svolta decisiva. Anche l’avvocato della famiglia, Marco Aste, questa volta non si sbilancia «anche perché ad oggi non abbiamo ricevuto alcun atto».

Intanto c’è attesa oggi per gli interrogatori dei quattro arrestati: oltre a Falchi e Pirosu, il gip del tribunale di Sassari Gian Paolo Piana dovrà ascoltare anche i due presunti sicari: Bronzo Amhetovic, 42 anni, e Dejane Hadzovic di 26, entrambi arrestati durante un blitz notturno dei carabinieri in un campo rom alla periferia di Carbonia e accusati di aver intascato 15mila euro per uccidere a sangue freddo con quattro colpi di pistola al petto Pusceddu nella notte tra il 7 e l’8 agosto scorsi nei locali dell’associazione Intervol, in via Nenni, a Buddusò.

Prudenza

La famiglia della vittima fin dalle prime ore dopo l’omicidio non aveva mai ceduto a dichiarazioni affrettate e anzi, dando piena fiducia ai magistrati incaricati dell’indagine, aveva persino chiesto pubblicamente di non speculare sulla morte del 51enne con pettegolezzi e insinuazioni proprio per non condizionare il lavoro degli inquirenti.

Certo è che forse non si sarebbe mai immaginata un intrigo così torbido e inaspettato, ancora tutto da provare, dietro la morte del loro caro.

In cella

Nel frattempo questa mattina si terranno gli interrogatori in carcere dei quattro destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare (una quinta donna è indagata a piede libero, solo per favoreggiamento). Difesi dagli avvocati Alessandro Corrias, Alessandra Ferrara e Alessio De Gregoris, i presunti mandanti e quelli che la Procura di Sassari identifica come gli esecutori materiali compariranno davanti al Gip, Giuseppe Grotteria. L’interrogatorio si terrà in videoconferenza dal carcere di Uta, dunque non sarà necessaria la rogatoria l’intervento dei giudici cagliaritani. Se gli indagati dovessero decidere di parlare (la legge consente loro la facoltà di non rispondere) all’appuntamento potrebbe prendere parte anche la sostituta procuratrice Elisa Succu, titolare delle indagini. Nel frattempo gli avvocati hanno fatto richiesta di ottenere l’intero fascicolo (migliaia di pagine anche di intercettazioni) che supporta la richiesta di custodia cautelare. Nel fascicolo ci sarebbero anche gli atti di una seconda indagine, quella che ha consentito agli investigatori di recuperare in una roulotte in uno a uno degli indagati la pistola che, dopo le analisi dei Ris, è stata indicata come l’arma del delitto.

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