L’anteprima.

Un matrimonio, un omicidio: tutti gli invitati sono sospettati 

Piergiorgio Pulixi ci porta a Serpentara: Montecristo indaga 

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Cagliaritano, 43 anni, più di mezzo milione di copie vendute in Italia, tradotto in 20 Paesi, vincitore del Premio Scerbanenco nel 2019, lo scrittore è una delle firme più riconoscibili del noir italiano contemporaneo. Nelle sue storie la Sardegna è un territorio narrativo attraverso cui esplorare personaggi, conflitti e zone d’ombra.

“Il fattore gatto” (Marsilio), arriva martedì in tutti i negozi. Questa volta il libraio Marzio Montecristo approda a Serpentara insieme agli inseparabili Marple e Poirot e agli “investigatori del martedì”. L’isola è stata trasformata in un resort per ospitare un matrimonio da sogno e Marzio viene invitato a portare con sé la sua libreria, ricostruita in scala reale. Ma la festa si trasforma presto in un’indagine: un omicidio per il quale tutti gli invitati sono sospettati. Un rompicapo che omaggia “Dieci piccoli indiani” della regina del giallo Agatha Christie.

Il tour di presentazione nell’Isola parte da Cagliari il 15 settembre con l’anteprima di Éntula. Il 16 Pulixi sarà a Oristano; il 17 sarà ancora a Cagliari e il 18 a Nuoro per il Dicembre Letterario del Club di Jane Austen; il 21 a Valledoria; il 23 a Villagrande Strisaili; il 24 sarà libreria Feltrinelli di Cagliari e il 28 alle Vele di Sestu; il 3 novembre, con due presentazioni consecutive, a Casa Clat a Cagliari.

Il titolo suggerisce che qualcosa all'apparenza marginale può diventare decisivo. Il “fattore gatto” è un elemento della trama o dell'imprevedibilità umana?
«Rappresenta in qualche modo lo sguardo laterale, quello in grado di intercettare gli angoli ciechi che a una visione superficiale ci sfuggono e non cogliamo. I gatti sono sempre presenti nelle nostre vite ma solo quando attirano la nostra attenzione ci accorgiamo per davvero di loro. Per la maggior parte del tempo sono presenze silenziose, quasi invisibili, che si muovono ai margini della nostra coscienza. Ciononostante, ci osservano, ci scrutano e ci studiano. Sanno più cose di noi di quanto siamo disposti ad ammettere. “Il fattore gatto” è quindi una condizione, uno sguardo che Marzio – in qualità di detective improvvisato – dovrà guadagnare per risolvere il caso. Un modo più felino di guardare alle cose della vita».

Marzio è ironico, pare allergico alle relazioni umane ma continua a farsi coinvolgere nei problemi degli altri. Cosa cerca quando si occupa di un caso?
«Lui, in realtà, cercherebbe soltanto la pace ed eviterebbe con piacere di impicciarsi degli affaracci altrui, ma in qualche modo l’etica e la morale che lo definiscono come persona, ma soprattutto il suo buon cuore, glielo impediscono. È un uomo che non riesce a tollerare le ingiustizie, e odia imbattersi nella sofferenza altrui. Questa che dovrebbe essere una virtù è anche una peculiarità problematica, perché è fonte di tutti i suoi guai».

Nel noir la Sardegna è spesso luogo di ombre e tensioni. Cosa succede quando viene raccontata nel cozy crime?

«Alcune caratteristiche e intenzioni non cambiano, come (per esempio in questo caso) la volontà di utilizzare la letteratura poliziesca come mezzo per far conoscere dei lati inediti o poco conosciuti della nostra Isola. In quest’ultimo romanzo mi sono concentrato su Serpentara. Questo genere di romanzi, nelle varie sfumature gialle, thriller o noir, ti permettono di legare intimamente la trama al territorio dove è ambientata, e questo non differisce tra la serie di Montecristo o quella di Strega, per esempio. È probabile che il lettore percepisca dei toni più caldi nella serie di Marzio e dei suoi gatti neri, ma potrebbe essere una diversione: anche la trama apparentemente più cozy può nascondere un cuore profondamente noir».

In “Il fattore gatto” qual è la forma di male più inquietante proprio perché appare normale o giustificabile?

«Questo è un romanzo che parla di relazioni e dinamiche familiari tossiche e del denaro, dei compromessi che il denaro ti costringe a fare, della sua capacità di plasmare una personalità e degli istinti violenti che il desiderio di ricchezza può coltivare in una persona. È quindi un male molto riconoscibile, attuale e concreto. Riconoscibile perché tutti in qualche modo siamo schiavi dell’influenza che il denaro esercita sulle nostre vite. In questa storia queste conseguenze sono esasperate e portate ai livelli più caotici».

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