Il tour sardo dei Gemelli Diversi prosegue paese dopo paese, tra piazze gremite e un'accoglienza che il gruppo definisce «a braccia aperte». Dopo Tissi, Bessude e Pauli Arbarei, questa sera il duo arriva ad Arbus, all’Anfiteatro Comunale Sandro Usai, per un concerto a ingresso libero. Trent'anni di carriera, un nome che è già un manifesto artistico, un nuovo singolo estivo e un classico che continua a fare la differenza: li abbiamo incontrati per fare il punto su presente, passato e futuro.
Ne avete fatta di strada in questi giorni tra i paesi dell’Isola… qual è stato il momento più divertente di questo tour sardo?
«Diciamo la verità, la Sardegna per noi è quasi una seconda casa. Ci accoglie sempre a braccia aperte e infatti torniamo spesso. Ogni volta vorremmo restarci ancora di più, per goderci la sua natura e la sua bellezza che ha davvero pochi eguali. Scegliere un momento in particolare, però, è difficile: tutti i paesi in cui siamo passati sono stati deliziosi e il pubblico ha risposto benissimo ad ogni concerto. Sono state tappe bellissime, una dopo l’altra, senza un vero “momento clou” perché in realtà lo sono stati tutti. Quello che ci colpisce sempre, poi, sono le persone, che ci accolgono con tanto calore. Un popolo splendido, in una terra splendida. E quindi il vero bilancio di questo tour è uno solo: speriamo di tornarci il prima possibile, e il più spesso possibile».
Gemelli nell’arte ma diversi in tutto il resto, con quel gioco di parole su “di versi”. A distanza di trent’anni, vi sentite ancora così, o nel frattempo siete diventati... un po’ più gemelli e un po’ meno diversi?
«Domandone! Comunque, quel gioco di parole funziona ancora oggi. C’è sempre qualcuno che ci chiede se ci chiamiamo veramente “Diversi”. In realtà il nostro nome nasce da “di versi”, ed è stata una trovata che ci ha portato molta fortuna. All’inizio eravamo in quattro e ci ritrovavamo diversi tra di noi, diversi da tutta la scena, da tutto quello che circolava nelle proposte musicali di fine anni ‘90. Ma allo stesso tempo eravamo gemelli nei versi, cioè nella scrittura, ed è proprio quel contrasto che ci ha reso più forti. Sono passati tanti anni, ne è passata di acqua sotto i ponti, come si suol dire. Eppure siamo rimasti esattamente questo: gemelli e diversi allo stesso tempo».
Quindi siete davvero gemelli, anche se mai uguali a voi stessi, e lo dimostrate ancora oggi. Cosa vi ha spinto a scrivere “Desiderio”, così diverso dai vostri classici?
«Esatto, è proprio così: il segreto è tutto nel nome! “Desiderio” è nata quasi per gioco; ci siamo guardati e ci siamo detti «ma perché non facciamo una canzone estiva?», una canzone che raccontasse un po’ l’estate, con i suoi sapori, gli amori, le avventure che nascono in quella stagione. Nella nostra carriera, i pezzi estivi non sono mai stati proprio il nostro forte. Quindi ci siamo messi a lavorare su qualcosa che, prima di tutto, piacesse a noi. Abbiamo sempre fatto così fin dal ’98, produrre solo musica che ci convince davvero. E infatti, quando la suoniamo dal vivo, ci divertiamo ed è una bella soddisfazione aver realizzato questo sound estivo, più leggero, da proporre insieme ai nostri classici di sempre».
Come “Mary”, ad esempio. Cosa si prova a sapere che un vostro pezzo è servito davvero ad aiutare le persone?
«“Mary” nasce dalla storia vera di una nostra amica. Abbiamo sentito il bisogno di raccontarla, per dare voce a tutte le Mary che, ancora oggi esistono. Il Telefono Azzurro ci ha chiesto di collaborare e noi abbiamo accettato perché sentivamo che quella canzone poteva davvero servire a qualcosa. È un brano che tocca tutte le generazioni, sia quando lo suoniamo dal vivo sia quando giriamo per strada. Ed è un tema, purtroppo, sempre attuale. Sono ancora tante le ragazze che subiscono abusi e che non trovano il coraggio di raccontarlo. Siamo molto orgogliosi di “Mary”, perché siamo riusciti a toccare corde importanti, tanto da riportarla sul grande palco di Sanremo grazie a Mr. Rain, che ci ha voluti con sé per una nuova versione del brano. Dedicata a tutte le “Mary” del mondo».
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