L’esperta.

Situazione ambientale estrema, corpo e mente non recuperano: «Si diventa ansiosi e aggressivi» 

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Siamo tutti più nervosi? Più stanchi, distratti, irritabili? E soprattutto: siamo davvero tutti un po’ impazziti sotto questa cappa di caldo?

La risposta, dal punto di vista medico, e più semplice di quanto sembri. «Una correlazione di sicuro c’è». A spiegarlo è Susanna Montaldo, psichiatra della clinica del San Giovanni di Dio a Cagliari e segretaria regionale del sindacato Anaao Assomed, che in questi giorni osserva soprattutto un aumento della difficoltà delle persone, specie i più anziani, a gestire la quotidianità.

«Non siamo pazzi»

Non significa che il caldo faccia impazzire le persone. Significa che temperature così alte mettono sotto pressione il corpo e, di conseguenza, anche il cervello. «Non siamo progettati per funzionare a una temperatura esterna superiore a quella corporea. Semplicemente non funzioniamo bene sopra i 36 gradi», sottolinea Montaldo. L’Oms indica infatti tra gli effetti del caldo estremo anche irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione e un peggioramento delle condizioni di salute mentale già presenti. Gli anziani e chi assume determinati farmaci sono tra le persone più vulnerabili.

Il primo problema, forse il più banale, è anche quello che spesso viene sottovalutato. «Il problema più grosso è che la gente beve poco – avverte la psichiatra –. L’idratazione è fondamentale per la rigenerazione delle cellule cerebrali». Quando si perdono liquidi, spiega il medico, possono aumentare stanchezza e difficoltà di concentrazione. E per chi assume farmaci il caldo può essere ancora più delicato, perché aumenta la concentrazione del medicinali nel sangue.Ma non è solo una questione di giramenti di testa.

«Fluttuazioni di coscienza»

«Moltissime volte, a parte i cali di pressione normali per il caldo, si hanno delle fluttuazioni di coscienza dovute al caldo – che tradotto significa –: si riduce la capacità di restare vigili». Il cervello, insomma, può risentire della stessa fatica che sentiamo addosso. E qui entra in gioco anche il sonno, una delle prime vittime delle notti tropicali.

«Dormendo meno, tutto un sistema porta a diventare più ansiosi e aggressivi». Non è soltanto una sensazione, e il sonno non è una semplice pausa. «Durante la notte il cervello attraversa diverse fasi, alternando momenti di riposo e fasi di maggiore attività, fondamentali anche per la regolazione emotiva e per il normale funzionamento del ciclo sonno-veglia». Il problema è quando le notti difficili diventano tante. «Non dormire comporta l’evoluzione di diverse patologie, non solo psichiatriche. Sono comuni anche patologie cardiologiche e squilibri in tutti gli organi».

E allora come si resiste a queste giornate? La risposta più semplice è cercare un posto fresco. Spostarsi, quando possibile, verso zone meno calde, andare al mare e restare in acqua. Ma a volte nemmeno questo basta. E allora possono diventare preziosi anche i luoghi climatizzati, come i centri commerciali. Non soltanto perché lì la temperatura è più bassa, ma anche per un altro motivo: la presenza degli altri. «È importante, specie per gli anziani, anche l’aspetto sociale e soprattutto perché, nel caso in cui si sentissero male, ci sarebbe qualcuno a soccorrerli». Il problema riguarda tutti, ma c’è chi rischia di pagare un prezzo più alto.

Dunque, siamo tutti impazziti? No. O almeno non è questo che raccontano i medici. Ancora non esistono dati ufficiali nazionali o regionali che dimostrino un peggioramento della salute mentale in correlazione al caldo, ma, conclude Montaldo: «Il problema esiste. Non esplodono di certo le patologie è indubbia la difficoltà della gente». Il caldo non cambia chi siamo, ma può rendere molto più difficile affrontare le giornate.

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