Trieste. «Mi sento tranquillo. Nella vita ne ho passate tante». Sembra sereno Giuseppe Vegnaduzzo, l’80enne di San Vito al Tagliamento (Pordenone) indagato per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti dalla Procura di Milano. L’esposto da cui è nata l’inchiesta del pm Alessandro Gobbis dice che durante l’assedio di Sarajevo c’erano dei “turisti cecchini”, che raggiungevano la capitale bosniaca per sparare a pagamento sugli abitanti. Oggi Vegnaduzzo sarà a Milano per essere interrogato. Si è affidato a due avvocati di Pordenone «non perché io abbia paura, ma perché parlano con il giusto linguaggio. Adesso la gente chiacchiera perché la cosa è grossa e tutti evitano di parlarmi direttamente - aggiunge - ma vedrai che tra qualche tempo si sgonfia tutto». Ma in Bosnia, durante la guerra, c’è andato o no? «Per lavoro, non per caccia. Anche perché la strada era lunga». Per lui parte delle ricostruzioni nascono da esagerate interpretazioni dei suoi racconti al bar. A Trieste intanto il 73enne Roberto Ruzzier, all’epoca quarantenne, dice che era entrato in contatto con persone che organizzavano viaggi sulle alture di Sarajevo: «Ci proposero di sparare ai bimbi, ma denunciammo». E spiega che esisteva una «tariffa ogni tre pallottole». Più di uno sostiene che della vicenda fosse giunta eco ai servizi italiani, tanto che i viaggi da Trieste si interruppero.
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