«Se i soccorsi fossero arrivati 15 minuti dopo forse Yael non sarebbe più qui». È un Tommaso Giulini sollevato e commosso quello che ieri, a Palazzo Bompiani, sede dell’Aou di Sassari, ha riferito quanto accaduto domenica a Trepy, giocatore rossoblù, quasi annegato in una villa a Baja Sardinia dove soggiornava con alcuni compagni di squadra. Accanto a lui Serafinangelo Ponti, manager dell’Azienda, e Stefania Milia, direttrice della Terapia intensiva, fondamentale nel lavoro d’équipe che, dai primi soccorsi dell’Areus e del 118, 4 giorni fa, fino al ricovero al Santissima Annunziata, ha salvato il 20enne francese.
I fatti
Questione di minuti, rimarca il presidente, raccontando come il calciatore si fosse addormentato per due ore sotto il sole. «Lo avevano preso in giro perché si era dimenticato il cellulare sul petto ed era rimasto il segno». Poi, senza che nessuno lo vedesse, è sceso in piscina e, a quel punto, sostiene il patron rossoblù, «intontito forse dall’insolazione», sarebbe scivolato nella parte più bassa, profonda fino a due metri. Trepy non sa nuotare e, si presume, preso dal panico è affondato. «Lo ha visto una ragazza che stava nella villa. Era a testa in giù, si sono tuffati gli altri giocatori presenti riportandolo in superficie».
Gli accertamenti
La dinamica della vicenda è al vaglio, al momento, della Squadra mobile ma non risultano inchieste. Intanto sono trascorsi “pochissimi minuti” dall’incidente e, appena 5, se non meno, dopo la chiamata ai soccorsi, perché arrivasse l’elicottero e una medicalizzata infermieristica. «Il fatto che la base di Olbia sia così vicina ha aiutato parecchio», riferisce la dottoressa Milia. E nel compiere l’intervento provvidenziale di togliere il più possibile acqua dai polmoni da Trepy e intubarlo per supportare la respirazione non più autonoma. «Aveva perso conoscenza», dice Giulini. L’elisoccorso è volato verso l’ospedale Santissima Annunziata dove la prima diagnosi non è stata confortante. «Il quadro era molto grave - precisa la dottoressa - a causa di una sindrome da annegamento». Inalazione da acqua e senza che, sottolinea, «sia stato trovato altro in tutti gli esami che abbiamo fatto». Punto su cui si sofferma pure il patron rossoblù: «Non sono emerse sostanze di alcun tipo e Yael non aveva bevuto nemmeno un goccio di alcol».
La situazione attuale
Dopo il timore iniziale per la vita del 20enne, e il coma farmacologico indotto, le condizioni del calciatore migliorano in modo rapido. «Quando lo abbiamo estubato le prime parole che ha detto sono state per correggere il modo in cui pronunciavo il suo nome», racconta la dottoressa. Alla madre, Yael ha confidato di non ricordare nulla. «Le ha chiesto - dice Giulini - se aveva avuto un incidente in macchina». Nel reparto di Terapia intensiva sono giunti ieri Fabio Pisacane, mister del Cagliari, e Roberto Muzzi, dell’area scouting, coloro che, in questi tre anni a Cagliari, dichiara il presidente, «lo hanno letteralmente cresciuto», e il ds Pietro Accardi. Sul rientro in campo Milia non si esprime: «Sono valutazioni che non ci competono. Per quanto ci riguarda il ragazzo continuerà a essere monitorato ma non ha più bisogno di cure intensive». Scongiurati anche i danni neurologici che avrebbero potuto accadere in un caso di ipossia come quello vissuto dal ragazzo. «È stato il momento più difficile da presidente - conclude Giulini - Ringrazio i soccorritori e il grandissimo esempio visto qui di competenza e professionalità». E quei minuti che hanno fatto la differenza tra la vita e la morte di un ragazzo.
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