Anche Schirru (Gesico) contro il progetto che vanifica gli sforzi per la valorizzazione del sito di Su Angiu

Pale tra i nuraghi, la rivolta dei sindaci 

Oppus (Mandas) guida l’opposizione al parco eolico vicino a un’area archeologica 

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Un nuovo progetto eolico riaccende la mobilitazione nel cuore della Trexenta. Questa volta a finire nel mirino è un impianto che interessa i territori di Mandas e Gesico e che, secondo le amministrazioni e le realtà locali, rischia di compromettere un paesaggio in cui patrimonio archeologico, agricoltura e identità del territorio convivono da secoli.

Gli investimenti

Il sindaco di Mandas, Umberto Oppus, è pronto a guidare la rivolta contro il progetto, coinvolgendo i colleghi sindaci nella battaglia a difesa del territorio. «Siamo alla follia – protesta il primo cittadino – il Comune investe milioni di euro per il recupero e la valorizzazione di Su Angiu e di altre aree archeologiche, il Comune di Gesico fa lo stesso, mentre i soliti noti presentano un mega parco eolico proprio in mezzo ai nostri nuraghi e al paesaggio delle Colline del grano». La contestazione riguarda la procedura di Valutazione di impatto ambientale relativa all'impianto proposto dalla società SCS 30 Srl. Il progetto, inizialmente impostato su una potenza complessiva di 7,2 megawatt, è stato successivamente rimodulato e prevede ora cinque aerogeneratori, oltre alle opere necessarie per il collegamento alla Rete di trasmissione nazionale. «Non si tratta - prosegue Oppus - di un'area priva di elementi caratterizzanti, ma di un territorio nel quale i segni della civiltà nuragica sono disseminati tra campagne e colline e rappresentano una parte essenziale dell'identità locale. Il timore è quello di un impatto non soltanto ambientale, ma anche paesaggistico e culturale».

Il contrasto emerge ancora più netto davanti agli investimenti che Mandas e Gesico stanno destinando alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Tra i simboli di questo percorso c’è Su Angiu, o Bangiu, il nuraghe quadrilobato sul territorio di Mandas che custodisce una storia lunga millenni. Gli scavi del 2007-2009 hanno documentato una frequentazione nuragica, poi punica e romana, proseguita fino all’età imperiale. Un patrimonio che oggi il Comune dell’Alta Trexenta punta a valorizzare anche sul piano turistico e che, secondo gli amministratori, mal si concilia con la presenza di grandi aerogeneratori nel paesaggio circostante. Non è la prima volta che Mandas e Gesico si trovano a fronteggiare progetti di questo tipo. Tre anni fa i due Consigli comunali, insieme ai rappresentanti del vicino Comune di Selegas, si erano autoconvocati proprio nell'area archeologica di Su Angiu per manifestare un no comune alla realizzazione di nuovi parchi eolici a ridosso delle aree di pregio. Oggi quella mobilitazione torna d’attualità. «La tutela dei nostri beni archeologici e del paesaggio deve essere una priorità perché rappresentano un patrimonio che abbiamo ricevuto e che abbiamo il dovere di consegnare integro alle generazioni future», sottolinea il sindaco di Gesico, Terenzio Schirru.

La lunga battaglia

Sul tema interviene anche Carlo Carta, presidente della Pro loco di Gesico, da anni impegnato nelle battaglie contro i progetti eolici considerati incompatibili con il territorio. «La nostra mobilitazione va avanti dal 2009 – afferma Carta –, confido nei sindaci Schirru e Oppus perché facciano valere le ragioni delle comunità che amministrano. Qui non è in gioco soltanto il paesaggio, ma il valore dei nostri beni identitari: nuraghi, tombe dei giganti, villaggi nuragici e chiese». Tra le preoccupazioni espresse dalla Pro loco c'è anche quella relativa al possibile impatto sul comparto agricolo. Secondo il presidente Carta, l'eventuale realizzazione delle opere potrebbe frammentare i terreni interessati e incidere sul loro valore, oltre a modificare in maniera permanente il paesaggio rurale. La vicenda si inserisce nel più ampio scontro che da anni attraversa la Sardegna sul futuro della transizione energetica. Da una parte la necessità di produrre energia da fonti rinnovabili; dall'altra la richiesta dei territori di non trasformare colline e aree archeologiche in distretti industriali dell’energia. A Mandas e Gesico la linea è netta: il vento sì, ma non a qualsiasi prezzo.

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