L’ultimatum.

Tratte marittime sempre più care: «Costi troppo alti per le imprese,  migliaia di posti di lavoro a rischio» 

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Dall’allarme non si salva nessuno, visto che in Sardegna il 98% delle merci viaggia su navi e traghetti. Ma ci sono settori che più di altri rischiano di mandare a casa migliaia di lavoratori. «Dall’agroalimentare al lapideo, dalla logistica alla manifattura», includendo «le filiere collegate». Ovvero, i comparti che più si servono del trasporto marittimo, ormai pagato a peso d’oro. Confindustria tiene in mano la clessidra del disastro annunciato: «Serve un intervento economico urgente, migliaia di lavoratori rischiano il posto». Diversamente, sarà «mobilitazione generale già dai prossimi giorni».

Il salasso

Il costo stratosferico dei collegamenti via mare si compone di almeno due voci: le Ets, i certificati verdi che autorizzano le emissioni di Cos, e gli aumenti generalizzati. L’ultimo, dal 1° giugno, per il caro carburante, spinto dalla chiusura di Hormuz. I conti per Confindustria li ha fatti il direttore Andrea Porcu. «Il rischio concreto è quello di assistere alla progressiva perdita di competitività di interi comparti produttivi, con conseguenze gravissime sul piano occupazionale e sociale. Le imprese sarde non possono più continuare a sostenere costi del trasporto superiori rispetto ai concorrenti del resto d’Italia e d’Europa». L’associazione sollecita «un incontro immediato con la presidente Todde», su mandato delle «rappresentanze delle imprese di tutti i settori, riunite in un recente incontro e fortemente preoccupate per i mancati riscontri del Governo regionale sul tema del caro trasporti».

Il peso che strozza

Il caso Sardegna poggia sul fatto che nell’Isola non esiste alternativa «ai noli marittimi», i cui «aumenti sono ormai fuori controllo per via dell’estensione delle Ets». Porcu ricorda che le aziende dipendono dalle compagnie di navigazione «sia per gli approvvigionamenti sia per le esportazioni», a volte con una incidenza doppia per singola impresa, costretta ad acquistare materie prime dal Continente per poi far partire dall’Isola i carichi coi prodotti finiti. Succede alle cantine, per esempio, che devono importare le bottiglie. «L’aggravio del trasporto via mare – spiegano ancora da Confindustria – costituisce un durissimo colpo alla competitività, sino a minare la sopravvivenza delle aziende. Nel breve tempo, questi maggiori costi si sono consolidati oltre il 40%» e si stima che «le imprese sarde, a causa delle sole Ets, stiano pagando più di 150 milioni di euro l’anno. Una cifra spropositata».

Le richieste

Il sostegno della Regione non è solo auspicato ma considerato «indispensabile». Per diversi settori, visti gli elevati costi del trasporto marittimo, «è concreta l’imminente prospettiva di cessare definitivamente l’attività produttiva – chiariscono da Confindustria –. Ancora una volta chiediamo alla Regione un intervento economico compensativo per garantire la continuità territoriale delle merci e la competitività delle imprese. Non è possibile permettere che il nostro sistema economico e produttivo, così come famiglie, lavoratori e la Sardegna tutta, paghino un prezzo così alto per l’immobilismo delle istituzioni regionali e nazionali. È evidente che non vogliono tenere conto delle specificità territoriali della nostra Isola». Il conto alla rovescia è partito: «Senza interventi immediati, la certezza è un impoverimento totale del tessuto produttivo, con effetti pesantissimi su tutti i sardi, inclusi possibili futuri investimenti». ( al. car. )

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