Lassù tra i monti sono rimasti in 2005, ma in migliaia sono sparsi in ogni angolo di Sardegna e oltre, dagli appennini alle Ande. Desulo è fatta di genti laboriose, di pastori, artigiani, ristoratori. È il commerciante che tiene aperto quando sarebbe più conveniente chiudere. Il cuore del paese è nei dieci forni che producono il pane tradizionale, nelle possessorio custodi della tradizione, nel prosciutto e nel torrone. Desulo è neve e castagne. Una spina dorsale fatta di piccole imprese e orgoglio, a cui servirebbe tecnologia e internet veloce. La campagna elettorale sul tetto dell’Isola è una tonnara in cui la rete si stringe man mano che si avvicinano le urne. I capo barca sono due. Gigi Littarru, 55 anni, militare dell’Areonautica, ex sindaco sconfitto cinque anni fa da Gian Cristian Melis, guida Desulo nel cuore. Alessandra Peddio, 55 anni, presidente della Pro Loco è al timone di Radici e futuro.
La priorità
Arginare la diaspora è una priorità, chiunque vinca la battaglia. «Servono lavoro e servizi, aggiornare il Puc, sbloccare i bandi sul recupero delle case di Asuai, Ovolaccio e Issiria – sostiene Peddio –. Difendere l'istituto alberghiero e sostenere chi già lavora togliendo burocrazia e curando internet e strade rurali. In un paese si resta quando ci sono opportunità reali, non promesse». Littarru è convinto di poter invertire la direzione. «Dobbiamo creare condizioni per vivere qui a partire dai servizi, opportunità per i giovani, sostegno alle famiglie e alla genitorialità, attenzione alle attività esistenti e spazi per chi vuole costruire qualcosa. Ma soprattutto dobbiamo restituire la fiducia di credere in un futuro a Desulo, come quelli che nella nostra lista sono partiti e rientrati». La campagna elettorale si fa porta a porta, a s’antiga. Velenosa e tesa, inutile negarlo. Ed è battaglia senza esclusione di colpi sui social. I paesani lontani il paese vorrebbe riabbracciarli tutti. «Per me chi vive fuori non è “fuori” – osserva Peddio –. Rimane parte della comunità. I tantissimi che studiano, lavorano o vivono altrove e che hanno competenze, idee e un forte legame col paese. Dobbiamo creare occasioni vere di partecipazione, richiamarli e ascoltarli, coinvolgerli, usare anche la tecnologia per farli sentire presenti e valorizzare ciò che possono portare. Desulo deve diventare un paese che non perde i suoi figli quando partono».
Littarru tiene il punto. «Chi ha lasciato Desulo per lavoro non ha mai smesso di essere desulese. Le feste tradizionali devono diventare richiamo organizzato anche per chi vive altrove, con una comunicazione digitale strutturata che oggi manca. Il Premio Montanaru ad esempio va rilanciato in dialogo con la diaspora sarda a tutte le latitudini». Feste online per gli emigrati, quindi.
Radici e fiducia
Alessandra Peddio racchiude in una frase il perché un desulese dovrebbe avere fiducia in lei. «Concretezza e ascolto. Quello che promettiamo lo realizziamo, quello che non possiamo fare non lo promettiamo. Radici qui, sguardo avanti». Il suo rivale nell’urna rilancia. «Perché credo nell’ascolto e nell’umiltà. Non proteste ma proposte. Non penso che chi si candida abbia qualsiasi rimedio, e anzi noi ci allontaniamo dalla convinzione di essere dei luminari con le soluzioni in tasca. Noi non vogliamo amministrare sopra le persone. Vogliamo amministrare insieme alle persone».
Sull’importanza delle associazioni, spina dorsale del paese, i candidati sono fiduciosi. Peddio parla di un’alleanza in tre direttrici, uno sportello dedicato, spazi comunali dedicati e confronto periodico, Littarru di un patrimonio da ascoltare e valorizzare, di dare a tutti la possibilità di collaborare. Cruciale il tema del recupero delle vecchie case: «Recuperare i rioni storici – dice Littarru – non è un atto di nostalgia: è la scelta strategica più concreta contro lo spopolamento». Peddio rilancia. «Ogni casa chiusa racconta una storia, ma racconta anche il rischio che il paese si svuoti. Recuperare le vecchie abitazioni significa ridare vita ai rioni, valorizzare il patrimonio esistente e creare opportunità per chi vuole restare, tornare o investire. Non è solo edilizia. È identità».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
