Tributi.

Tasse e multe, il Comune non fa sconti 

Crediti per 10 milioni: no alla rottamazione prevista dall’Agenzia delle entrate 

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C’è chi non ha pagato perché non è riuscito ad arrivare alla fine del mese. Chi si è trascinato dietro vecchie cartelle, tra Imu, Tari e multe, sperando un giorno di poter chiudere i conti con il passato. E c’è chi, invece, ha scelto di non pagare. Per tutti, a Cagliari, la porta della rottamazione si è chiusa definitivamente lo scorso luglio quando il Comune ha deciso di non aderire alla sanatoria che avrebbe consentito di recuperare una parte dei crediti accumulati tra il 2000 e il 2023, rinunciando a sanzioni e interessi. In ballo ci sono almeno cinque milioni di euro, forse dieci, secondo le stime delle opposizioni. Soldi che almeno in parte sarebbero potuti finire nelle casse di Palazzo Bacaredda e che invece rischiano di restare sulla carta. Una scelta che scatena la battaglia politica, mentre altre, Quartu, per esempio, hanno deciso di percorrere la strada opposta.

La polemica

Per Alessio Mereu, FdI, si tratta di «un’occasione persa per le casse del Comune ma anche per le famiglie. Avevamo l’opportunità di recuperare crediti vecchi e di difficilissima riscossione, visto che in alcuni casi parliamo di somme vecchie di 20 anni. E intanto crescono i debiti fuori bilancio». Il concetto lo ribadisce Nando Secchi, FdI, che quantifica tra i cinque e i dieci milioni il potenziale recupero. «Non è solo una gravissima mancanza di attenzione verso i cittadini, ma un danno economico per le casse comunali. Quelle risorse, infatti, avrebbero potuto finanziare servizi e opere pubbliche, contribuendo anche a liberare somme accantonate nel Fondo crediti di dubbia esigibilità». Il meccanismo avrebbe consentito di saldare i debiti senza sanzioni né interessi. «Invece si è scelta la strada del rigore sterile, che non aiuta nessuno», dice Secchi.

L’affondo

Ma è Giuseppe Farris (CiviCa2024) a trasformare una questione “meramente” contabile in un affondo politico. «La scelta dell’amministrazione di non aderire alla rottamazione lascia perplessi. Il legislatore ha previsto uno strumento per agevolare la regolarizzazione dei debiti tributari, ma il sindaco preferisce non utilizzarlo perché a suo dire non vuole incentivare i cittadini a non pagare. Così facendo, il sindaco confonde il ruolo di amministratore con quello di educatore: eppure non spetta a lui impartire lezioni di disciplina fiscale ai cittadini, ma valutare quali strumenti consentano di tutelare meglio gli interessi del Comune. C'è poi una contraddizione evidente: da una parte si rifiuta la rottamazione, dall’altra si indicano le rateizzazioni come soluzioni per i contribuenti in difficoltà, ma dilazionare un debito non significa ridurlo e soprattutto chi stabilisce quali cittadini siano effettivamente in difficoltà e sulla base di quali criteri? Senza dimenticare che la difficoltà di pagare non coincide necessariamente con la volontà di evadere, famiglie e imprese possono trovarsi nell'impossibilità di far fronte ai propri debiti senza per questo essere contribuenti disonesti».

La risposta del sindaco

Zedda, però, non arretra. La sua è una scelta di equità fiscale prima ancora che finanziaria. «Quello che stiamo facendo è portare avanti un sistema di recupero delle somme, incentivando le rateizzazioni del dovuto per venire incontro alle persone». Il sindaco difende chi rispetta le scadenze: «La rottamazione determina uno squilibrio tra chi ha sempre pagato per tempo e chi, per varie ragioni, non l’ha fatto». E aggiunge un elemento destinato ad alimentare il confronto: «Anche dalle ultime verifiche, la maggior parte che non ha pagato ha solo dimenticato di pagare o non ha voluto pagare». Per chi si trova in reali difficoltà economiche, assicura, «il Comune sta predisponendo «una congrua rateizzazione».

Resta così aperta la partita tra due visioni opposte. Con una domanda che resta sospesa sui conti di Palazzo Bacaredda: quanti di quei milioni il Comune riuscirà davvero a incassare? ( ma. mad. )

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