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I sindaci: «Nei nostri territori si rischia la rivoluzione» 

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È una sentenza che se regge in appello ribalta la Sardegna. Il 12 per cento del’Isola, 310mila ettari, smette di essere gravato. Per un sindaco di un paese interno è tutto: Puc, case, pascoli, fondi Pnrr. La decisione del commissario regionale per gli usi civici, Nicola Caschili, diventa caso politico. I sindaci dei paesi con più usi civici alzano le barricate. Il primo è Pasquale Mereu, sindaco di Orgosolo, il Comune simbolo della Barbagia. «Qualora questa sentenza divenisse definitiva credo che nei nostri paesi scoppierebbe la rivoluzione». La ricostruzione storica del giudice è netta: una legge sabauda, la 2252 del 23 aprile 1865, li avrebbe aboliti.

Lo scenario

Se il ragionamento del commissario reggerà fino in fondo avrebbe un effetto a cascata su tutta l’Isola. «Tancas serradas a muru, fattas a s’afferra afferra» . Alessio Seoni, sindaco di Villagrande, esordisce così. In sardo. Tancas chiuse a muro, alla meglio, arraffando. È la storia della Sardegna in una frase. È l’Editto delle Chiudende del 1820 che ritorna. Villagrande, 24mila ettari, il 95 per cento è a uso civico. Seoni non usa mezzi termini: «Sarebbe una svolta epocale molto preoccupante. Anzitutto l’uso civico, oggi, è diventato uno strumento di tutela ambientale formidabile. Il venir meno aprirebbe scenari devastanti. È vero che non si fa nulla per adeguare la norma all’epoca moderna ma modificarlo da zero a cento creerebbe un problema serio». E poi l’affondo: «Qui non viene nessuno a chiedere terreni per le pale eoliche proprio perché esiste l’uso civico. E controllare singolarmente tutto il territorio per prevenire abusi diventerebbe allucinante». Senza il vincolo collettivo, dice, ogni tanca tornerebbe a essere «serrada a muru», chiusa per speculare. Soprattutto sull’energia. Orgosolo conta 22.600 ettari, più o meno la metà è gravata da uso civico. È gestione quotidiana. «Se divenisse definitiva, la sentenza sarebbe qualcosa di rivoluzionario che non ha motivo di concretizzarsi. Nelle nostre comunità - aggiunge Mereu - gli usi civici sono un diritto vivo, grazie a Dio. L’uso civico ha sempre funzionato da noi».

Gennargentu arzanese

«Gli usi civici - sostiene Angelo Stochino, sindaco di Arzana - rappresentano una ricchezza, non soltanto economica, ma anche storica, ambientale e culturale. Sarebbe sbagliato pensare di cancellarli indiscriminatamente, così come sarebbe sbagliato continuare a considerarli un problema da affrontare soltanto attraverso ricorsi, sospensioni e contenziosi». Per capire quanto sia rilevante la questione, basta guardare alla realtà del Comune di Arzana. Su un territorio di poco più di 16mila ettari, 13mila risultano interessati dagli usi civici. Oltre l’80 per cento del territorio comunale, una superficie enorme che comprende pascoli, boschi, aree agricole e anche alcune zone ormai interessate da trasformazioni urbanistiche.

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