Il lutto.

Sfidò i boss, la figlia si suicida 

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MILANO. Era stata coraggiosa. A 20 anni aveva deciso di essere anche lei, come la madre, «un'orgogliosa testimone di giustizia»: si era costituita parte civile contro il padre che le aveva ucciso la madre. Aveva collaborato alle indagini, deposto dietro un paravento contro quell'uomo, da cui non ha mai voluto le scuse e poi condannato all'ergastolo. Ora si è tolta la vita Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo, la donna morta per aver sfidato la ’ndrangheta collaborando con la magistratura: nel 2009 fu uccisa dall'ex compagno e padre di Denise, Carlo Cosco, che l’aveva attirata in trappola a Milano e ammazzata, bruciata e fatta a pezzi.

Una vicenda che ha segnato Denise, che però, anche con l'aiuto di Don Luigi Ciotti e di Libera, era riuscita a reagire. Nel 2013 aveva seguito da dietro una finestra i funerali della mamma. È rimasta sotto protezione fino al 2018, poi ha cambiato identità, ha ottenuto un lavoro, ha vissuto in una località segreta, con un bimbo che ora ha 3 anni. Forse, però, non ha più retto alla solitudine, al dolore e al peso del passato. Domenica si è lanciata nel vuoto da una finestra e ieri, dopo aver lottato ancora una volta, se n’è andata. Aveva 35 anni, la stessa età della madre quando fu uccisa.

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