Nuovo stadio, nuovo scontro. Stavolta la discussione si accende sui finanziamenti pubblici. Quando la partita sembrava ormai definitivamente spostata sulle ultime procedure amministrative (il pef, la convenzione), la variazione di bilancio del Comune (in aula lunedì) riporta al centro del dibattito il tema più delicato dell’intera operazione: i soldi pubblici destinati alla realizzazione del nuovo impianto. Come noto, la Regione ha stanziato 50 milioni, il Comune altri 10 (per la demolizione del vecchio Sant’Elia).
La querelle
Ora, Palazzo Bacaredda accantona 6,4 milioni di euro per far fronte agli eventuali imprevisti che potrebbero emergere durante la realizzazione dell’impianto. Massimo Zedda spiega che «si tratta di un passaggio imposto dalla legge, una riserva che potrebbe non essere mai utilizzata». E quindi, una volta che lo stadio sarà costruito, quei soldi potrebbero tornare nella disponibilità dei cagliaritani. Perché «non sono un contributo», ribatte il sindaco, «sono un accantonamento dovuto per legge» che nasce dopo l’esperienza del Covid e che attribuisce alle stazioni appaltanti (in questo caso il Comune) l’obbligo di farsi carico di eventi straordinari (come l’aumento delle materie prime) in grado di incidere sul costo dell’opera nella misura minima del 5% dell’intera operazione. Da qui, i 6,4 milioni. Per Giuseppe Farris, invece, è tutta un’altra storia: «Con questo stanziamento sta emergendo che la bozza di convenzione è costruita per massimizzare la tutela della società, dei suoi finanziatori, scaricando sul Comune rischi che dovrebbero restare invece in capo al privato. Qui non c'è nessun obbligo di legge, c'è un obbligo che deriva dalla convenzione, con la clausola che stabilisce che all'aumento dei fattori produttivi superiore al 5% si realizza un evento destabilizzante che consente di procedere al riequilibrio con nuova iniezione di finanza pubblica. Ma questa norma non si applica nel partenariato pubblico-privato. È una norma che si applica solo negli appalti».
I dubbi
La distanza tra le due letture resta netta. Per Farris, infatti, quei sei milioni finiranno per essere spesi. Per il Comune, invece, è scorretto considerarli un nuovo contributo al Cagliari. «L’obbligo di revisione dei prezzi esiste solo negli appalti ed è a carico della stazione appaltante. Nelle concessioni, l’obbligo automatico non solo non esiste ma esiste la possibilità di chiedere la revisione del Pef solo per eventi straordinari e imprevedibili. E il caro materiali evidentemente non è un evento straordinario e imprevedibile, salvo appunto che non raggiunga dimensioni eccezionali. L’aumento in una misura pari al 5% non è evidentemente una misura eccezionale», dice ancora Farris. Che aggiunge: «È interessante osservare che si tratta di risorse a destinazione libera, quindi il Comune sta facendo una scelta politica chiara. Non solo. Nella salvaguardia degli equilibri di bilancio, nelle risorse di destinazione libera viene destinato solo 1 milione di euro per il rifacimento di strade e marciapiedi, mentre 6,4 milioni di euro per l'aumento dei prezzi per la realizzazione dello stadio».
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