Regione

Aree idonee, un altro no dalla Consulta 

La Corte: illegittima la norma sarda sul blocco generalizzato delle autorizzazioni 

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La Corte Costituzionale boccia anche gli aggiustamenti apportati dalla Regione alla già cassata legge 20 sulle Aree idonee. Il nuovo no riguarda quella che, al tempo dell’approvazione in Consiglio, il centrodestra aveva ribattezzato «mini-moratoria». In particolare, la sentenza depositata ieri dichiara il provvedimento illegittimo nella parte in cui dispone la sospensione – fino all’adozione di un regolamento regionale – dei procedimenti autorizzativi per impianti da rinnovabili in aree non idonee.

Motivazioni

La Consulta spiega che la norma sarda è illegittima perché eccede la competenza legislativa regionale riconosciuta dallo Statuto. Norma «incompatibile con i principi statali di matrice eurounitaria diretti ad assicurare la massima diffusione degli impianti da fonti rinnovabili e che vincolano anche le Regioni ad autonomia speciale». Per la Corte sono violati anche i principi di uguaglianza e di ragionevolezza previsti dall’articolo 3 della Costituzione, in quanto «sono bloccati indistintamente i procedimenti autorizzativi senza considerare lo stato dell’istruttoria, gli investimenti già sostenuti o il diverso affidamento maturato dagli operatori economici».

In buona sostanza, la Corte ritiene che la disciplina regionale «si risolve in una misura di carattere moratorio non compatibile con il quadro normativo statale di riferimento». E peraltro, si legge nella nota diffusa dalla stessa Consulta, «la sentenza ribadisce che la qualificazione di un’area come non idonea non comporta, comunque, un divieto assoluto di installazione degli impianti, ma esclude solamente l’applicazione dei regimi autorizzativi semplificati, così che i singoli progetti possano essere valutati attraverso gli ordinari procedimenti autorizzativi».

Reazioni

La Regione, da parte sua, cerca di vedere il lato positivo: «Pur avendo dichiarato l'illegittimità costituzionale, la Corte afferma con chiarezza un principio di grande rilievo istituzionale: la transizione energetica non può comportare l'integrale assorbimento delle competenze regionali in materia urbanistica, paesaggistica e di governo del territorio». Il M5S, per voce del consigliere Gianluca Mandas, spiega che «dopo la sentenza resta la nostra linea: stop alla speculazione e avanti con le rinnovabili di qualità». Ma per l’opposizione la sentenza rappresenta una nuova sconfitta per la Giunta Todde: «Per mesi la maggioranza ha preferito la propaganda al confronto, approvando una legge destinata a essere censurata. Il risultato è un anno di incertezza, investimenti bloccati e un grave danno alla credibilità della Regione», è la dichiarazione del capogruppo di FI Angelo Cocciu. (ro. mu.)

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