Tel Aviv.

Idf pianta la bandiera sulla rocca dei crociati Ben Gvir sulla Spianata 

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Tel Aviv. Prima il castello di Shamaa, poi la fortezza di Beaufort, adesso la rocca crociata di Debbie: una dopo l’altra le cittadelle medievali del sud del Libano si ritrovano la bandiera dello Stato ebraico issata sui bastioni. Beirut denuncia un’aggressione ai propri monumenti e chiede all’Unesco di iscrivere quelle pietre nella lista del patrimonio mondiale, mentre a Gerusalemme il ministro israeliano Itamar Ben Gvir torna a salire sulla Spianata delle Moschee. In piena campagna elettorale, l’esponente dell’estrema destra israeliana ha salutato i quasi quattromila visitatori ebrei che hanno pregato sulla spianata contesa, in violazione delle regole che riservano la preghiera ai soli musulmani. Per l’amministrazione del Monte del Tempio si tratta del record da sempre di ebrei saliti in un solo giorno, circa dieci volte il numero di visitatori ebrei nel decennio precedente. Immediata quanto scontata la condanna delle autorità palestinesi, egiziane e della Giordania, che mantiene la custodia formale dei luoghi santi islamici della Città santa. La bandiera israeliana sulla torre di Debbie, intanto, veniva mostrata sui social dal ministero della Cultura libanese, che denuncia la violazione di un sito archeologico «parte del patrimonio nazionale e dell'identità culturale della località e del Libano». La rocca di epoca crociata, rimaneggiata dai mamelucchi e presidiata in età ottomana, è stata per secoli al centro di dispute militari, anello di una rete di fortificazioni che dal Monte Libano scende fino alla Galilea.

Poco distante, a Zawtar Gharbiye, la prima delle "zone pilota" previste dall'accordo tra israeliani e libanesi con la mediazione americana, squadre della Croce Rossa e di altri organismi di soccorso hanno potuto finalmente cominciare la ricerca dei corpi rimasti a lungo sotto le macerie. La cittadina è circondata da aree che restano sotto pieno controllo israeliano.

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