Alba di sangue

In poche ore due famiglie distrutte «Andrea, non doveva finire così»  

Il dolore di parenti e amici per la duplice tragedia  Dai social solo immagini di ragazzi felici e amati da tutti 

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A poche ore dal delitto, in via Asfodelo c’è un silenzio assordante. Al civico 26, nel cortile dove una famiglia sta piangendo la morte di un figlio per mano del fratello non si sentono urla né pianti. Dal cancello arrugginito coperto da un lenzuolo per proteggersi dagli sguardi indiscreti trapelano comunque sospiri rassegnati e qualche immagine. L’immane tragedia successa al sorgere del sole forse non è stata ancora compresa appieno.

I pochi parenti arrivati al Margine Rosso si sono subito stretti ai genitori di Alessandro e Andrea Pintus e per una mattina sono diventate guardie del corpo contro chiunque volesse violare le mura domestiche con domande invadenti. Copione prevedibile per una famiglia da sempre molto legata e ora distrutta in mille pezzi.

Sogno infranto

Alessandro e Andrea erano il cuore pulsante di un nucleo unito e compatto, sempre insieme quando c’era da festeggiare qualche ricorrenza o durante le frequenti battute di caccia, grande passione che univa tutte le generazioni dei Pintus.

Sui social si sovrappongono foto spensierate a commenti di dolore. «Io non voglio e non posso ancora crederci… », scrive Valeria Pia. «Riposa in pace caro cugino. Non doveva andare così».

Fulmine a ciel sereno

In effetti, dalle immagini condivise sul web la vita dei due fratelli Pintus sembra poter prevedere tutto tranne che questa immane disgrazia. Proprio Andrea pochi giorni fa aveva festeggiato pubblicamente il compleanno dell’altro fratello Matteo, postando uno dei tanti selfie scattati durante una battuta di caccia. Una passione smisurata che lo portava in campagna spesso e volentieri, in compagnia di amici e parenti. Primo fra tutti il padre.

«Esperto cacciatore», racconta un vicino, Venerio Piras, 90 anni, uscito all’alba prima che tutto fosse successo e rientrato quando ormai il delitto era stato compiuto. «Tutta la famiglia era una grande appassionata di caccia e armi», ribadisce l’anziano.

Ricordi amari

Eppure la calma spettrale attorno alla piccola casa grigia a un piano, diventata teatro di un fratricidio, si scontra con la gioia e la vivacità a cui i Pintus erano abituati. Una vita quasi sempre insieme, a festeggiare anche nel bar di Solanas di proprietà di Alessandro e della moglie Michela, quest’ultima ferita gravemente proprio all’interno dell’esercizio commerciale.

Senza dimenticare l’amore smisurato che Andrea manifestava quasi quotidianamente per la moglie Alice. Compagna di vita inseparabile nelle cene d’estate al ristorante, in spiaggia sotto l’ombrellone o in vacanza in Ogliastra.

Epilogo

Verso mezzogiorno nelle strade sterrate del Margine Rosso la folla di curiosi e giornalisti si è dissolta sotto il sole rovente. Le pattuglie dei carabinieri hanno da tempo abbandonato la scena del delitto. Il lenzuolo bianco steso alla bell'e meglio sopra l’inferriata viene così rimosso. Non c’è più niente da vedere nel cortile di via Asfodelo 26.

Un uomo esce in silenzio e si affretta a togliere dal muretto di cinta i guanti in lattice lasciati dagli inquirenti durante i rilievi. Strappa il nastro bianco e rosso usato dai carabinieri per delimitare il perimetro e riporta dentro il mastello della spazzatura. Poi il cancello si chiude nuovamente lasciando un’intera famiglia sola davanti al proprio dolore.

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