Washington. Donald Trump è pronto a sferrare l’attacco finale all’Iran. Nessuna decisione definitiva è stata ancora presa, ma l’idea di chiudere la partita in Medio Oriente con il raid «più grande di qualsiasi altro» sembra tentare il commander-in-chief.
Borse in rosso
Frustrato dall’aumento delle vittime americane e dalle critiche sempre più accese in casa, il presidente sembra essersi convinto che una guerra totale possa alla fine riportare la pace e infliggere un duro pesante colpo all’asse fra l’Iran e gli Houthi. Teheran sarà ritenuta «responsabile» delle azioni dei suoi «proxy», ha tuonato il presidente sul suo social Truth minacciando «gravi punizioni militari» nei confronti dell’Iran e degli Houthi se altre navi dovessero finire sotto attacco. Gli alleati di Teheran nello Yemen hanno infatti attaccato due petroliere saudite, accusandole di aver violato il blocco navale imposto dalle sue Forze Armate nel Mar Rosso. Un colpo che ha alzato ancora di più la tensione nel Golfo, ampliando la minaccia al di là dello Stretto di Hormuz e mettendo di conseguenza in pericolo un’altra via del petrolio. Temendo un blocco prolungato dei due crocevia, a fronte di scorte di greggio messe a dura prova dal conflitto, le quotazioni petrolifere volano. Il Brent che si è spinto per la prima volta da maggio sopra i 100 dollari al barile, mentre il Wti viaggia oltre i 93 dollari al barile. I raid e le minacce incrociate pesano anche sulle borse. Le piazze finanziarie europee hanno chiuso tutte rosso, con Milano in calo del 2,80%. Pesante anche Wall Street, dove il Nasdaq arretra del 2%.
«Occhio per occhio»
«Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di qualsiasi altro. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti», ha detto Trump in un’intervista ad Axios, sottolineando che Israele sarebbe pronta a intervenire in «due minuti se glielo chiedessi» ma «non abbiamo bisogno di nessuno» per lanciare una nuova azione. Il commander-in-chief può infatti contare su una rafforzata presenza americana nell’area che gli offre una maggiore flessibilità. Nell’ultima settima sono state dispiegate squadre per le operazioni speciali nelle basi in Medio Oriente e squadroni di aerei da combattimento sono pronti a entrare in azione. Oltre 150 medici sono poi arrivati al Landsthul Regional Medical Center in Germania, la struttura di riferimento per la cura delle truppe schierate in Medio Oriente. Alle ripetute minacce di Trump, l’Iran ha risposto secco. «La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio. Qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le nostre infrastrutture, provocherà una risposta forte e decisa», ha detto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Immediata è stata la replica del segretario di Stato, Marco Rubio: la politica di Trump nei confronti dell’Iran è «testa per occhio».
Sondaggi a picco
In calo nei sondaggi - per l’American Research Group ha un tasso di approvazione al 30% - e con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, Trump sa che il tempo stringe. E che lo scetticismo di fronte a un conflitto che appare senza fine sta dilagando anche fra i repubblicani. Lo ha dimostrato il via libera della Camera a maggioranza conservatrice a una nuova risoluzione contro la guerra in Iran, passata grazie a quattro voti repubblicani. Il provvedimento è solo uno dei vari bollinati dal Congresso ma senza alcun risultato: l’amministrazione non li ritiene legali e li ha ripetutamente ignorati. Ma la ripresa dei combattimenti e il fallimento di fatto del memorandum stanno innervosendo senatori e deputati, preoccupati che Trump lanci l’affondo finale durante la pausa estiva, procedendo ancora una volta senza autorizzazione e ignorando il Congresso.
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