Reggio Calabria.

«Se lo accoltelli poi il video è virale»  

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Reggio Calabria. «Se gli dai una coltellata, questo video diventa virale». A Melicucco non c’era solo un clima di omertà, ma anche quella che il procuratore di Palmi Emanuele Crescenti definisce «un’atmosfera quasi da fiction, da Gomorra», nella quale una «gang del terrore» costituita da giovani prendeva di mira persone fragili filmando le violenze. A fermare le angherie il blitz dell’operazione “Marijoa” condotta dai carabinieri. Sono dieci i ragazzi indagati, alcuni dei quali minorenni all’epoca dei fatti, ma il provvedimento ha riguardato cinque giovani, tutti tra i 20 e i 22 anni. Tre sono finiti ai domiciliari, due hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo gli inquirenti le vittime, anche disabili, hanno subito una sequenza continua di violenze, umiliazioni e soprusi, senza denunciare perché paralizzate dal timore di ritorsioni. Il clima di paura diffuso nel territorio era amplificato dai social, dove finivano video e foto di bravate e violenze. Dalle indagini sarebbe emerso come alcuni degli indagati inneggiassero alla ’ndrangheta esibendo nelle chat fucili e pistole e vantandosi di controllare il territorio: «Ragazzi passo il calvario (la chiesa del Calvario, ndr.) a testa alta e con il braccio fuori e nessuno mi dice niente, quindi vedete di chi ca... è la zona, che qui facciamo ciò che vogliamo lo stesso».

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