L’arrivo in scooter, la pistola da softair puntata ad altezza d'uomo e gli spari contro due persone con al collo il fazzoletto dell'Anpi che si trovavano nei pressi del parco Schuster al termine del corteo del 25 aprile a Roma. Un’azione durata appena tredici secondi e ripresa dalle telecamere, determinanti per risalire all'identità del presunto responsabile.
Il responsabile
Secondo gli inquirenti il casco integrale nascondeva il volto del ventunenne Eitan Bondì, giovane appartenente alla Comunità ebraica. Quando i poliziotti della Digos e del commissariato Colombo hanno bussato alla porta della sua abitazione nel quartiere Marconi, nel quadrante sud di Roma, Eitan ha ammesso le sue responsabilità. «Sì, sono stato io», avrebbe confessato, aggiungendo di essere della comunità ebraica.
Il ragazzo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria con l'accusa di tentato omicidio, porto e detenzione di armi illegale e si trova ora nel carcere di Regina Coeli in attesa che la Procura chieda la convalida del fermo e il gip fissi l'interrogatorio.
La perquisizione
In casa gli investigatori hanno trovato coltelli, pistole e munizioni che il giovane deteneva con un porto d'armi per tiro a volo - immediatamente ritirato in via cautelativa - come anche vessilli d'Israele e altro materiale. Sotto la lente finisce ora il suo passato per stabilire se il ventunenne sia mai stato coinvolto in episodi violenti in occasione di blitz o durante manifestazioni di piazza.
Da stabilire se quello di sabato scorso sia stato un gesto isolato o se, al contrario, ci potesse essere il rischio di un salto di qualità nell'ambito di un percorso di radicalizzazione. Si verificherà anche se abbia mai avuto legami con eventuali frange più estremiste. E da chiarire ancora è anche il movente del gesto: chi indaga al momento non esclude nulla anche se l'ipotesi più concreta è che possa essersi trattato di un atto fine a sé stesso alimentato dalle tensioni legate alla situazione in medio oriente.
Chi ha avuto modo di incontrarlo oggi in carcere lo descrive visibilmente provato e «pentito». Avrebbe ripetuto che non voleva uccidere e che dietro quegli spari non c'era un movente preciso.
Le indagini
A far arrivare a lui gli investigatori, coordinati dalla Procura, le immagini delle telecamere che hanno fornito dati sulla targa e altri dettagli. Determinante, in particolare, una busta di un’azienda di consegne a domicilio per cui il ventunenne, iscritto alla facoltà di Architettura e appassionato di tiro a volo, lavorava come rider.
«Mi rattrista profondamente apprendere che la persona fermata sia così giovane e già così imbevuta di odio» è stato il commento amaro di Rossana Gabrieli, la donna a cui - insieme a Nicola Fasciano - sono stati indirizzati gli spari.
L’Anpi
Mentre l'Associazione nazionale partigiani parla di una «deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma» e chiede «alla magistratura non solo di appurare l'esistenza di eventuali mandanti dell'aggressione armata avvenuta a Roma, ma anche di aprire un'inchiesta su presunti gruppi paramilitari presenti nella Comunità».
A parlare di «degenerazione squadristica» era stato anche Gad Lerner ieri mattina in un post su Facebook. Decisa condanna arriva dal presidente della Comunità ebraica della capitale Victor Fadlun, che sottolinea come il fermo del ragazzo li «riempie di sgomento e indignazione» e si dissociano «senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica».
Definisce un «oltraggio alla memoria» usare il loro nome «per giustificare violenza» la Brigata ebraica smentendo che Eitan sia un loro iscritto. L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane esprime «la più netta condanna di ogni forma di violenza da qualunque parte provenga».
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