Il delitto di Carnevale

Lo sguardo del padre non si stacca mai dal presunto assassino 

Andrea Mameli ha fissato Migali per tutta l’udienza in Corte d’Assise 

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Non gli ha mai staccato gli occhi di dosso, fissandolo di sbieco per l’intera udienza dal secondo banco della Corte d’assise di Cagliari, proprio alle spalle della pubblica accusa. Andrea Mameli non ha smesso nemmeno per un istante di guardare quello che, per la Procura di Lanusei, è l’assassino di suo figlio Marco, ucciso a 22 anni nel corso dei festeggiamenti di carnevale di Bari Sardo. Il giovane di Ilbono era stato raggiunto da tre coltellate il primo marzo 2025, al termine di un litigio, e una l’aveva colpito al cuore. Accusato del delitto, oltre che del ferimento di un altro giovane sempre con delle coltellate, c’è il 28enne Giampaolo Migali, di Girasole, arrestato sei mesi dopo il delitto. Ieri, dopo il rinvio a giudizio disposto dal Gup di Lanusei, a Cagliari si è aperto il processo.

Dolore e sofferenza

Per la prima udienza, visto che c’erano solo da affrontare le eccezioni preliminari, la presidente della Corte, Lucia Perra, ha permesso ai familiari della vittima di stare in aula. Il padre del 22enne ucciso ha cercato per tutto il tempo di incrociare lo sguardo dell’imputato, seduto accanto ai suoi difensori e scortato dalla Polizia penitenziaria. Il capo è rimasto chino e non ha mai sollevato la testa. Accanto a Andrea Mameli c’era sua moglie, Simonetta Campus, con la maschera di dolore nel volto, e con loro la figlia Laura. Alle loro spalle una folla di amici e parenti di Marco Mameli che hanno voluto stringersi alla famiglia per sostenerla e non far mancare loro il proprio sostegno. Nessuno, invece, è arrivato dall’Ogliastra per stare accanto a Giampaolo Migali, se si escludono i suoi difensori, le avvocate Francesca Ferrai e Maria Leonida Cadoni. Dopo il delitto, il 28enne si era recato in Questura per autodenunciarsi del ferimento di un altro giovane di Ilbono, Andrea Contu, 27 anni, ma aveva poi detto di aver perso il coltello e ha sempre negato di aver ucciso Marco Mameli.

La prima udienza

L’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi ha impedito alle difese di chiedere il rito abbreviato, perché la norma prevede il dibattimento per tutti i reati punibili con la pena massima dell’ergastolo. Così ieri mattina si è aperto il processo davanti alla Corte d’assise: la difesa di Migali ha chiesto alla Corte (la presidente Lucia Perra è affiancata dal giudice a latere Roberto Cau) l’inutilizzabilità pressoché di tutti gli atti d’indagine: dalla consulenza autoptica agli accertamenti sul coltello, ma anche quelli sul telefono della vittima e sulle microtracce tessili. Le avvocate Ferrai e Cadoni, infatti, hanno ribadito che il loro assistito non sarebbe stato avvisato sugli accertamenti poiché non ancora indagato, pur con indizi chiari contro di lui visto che era stato lui stesso a recarsi in Questura per auto-accusarsi dell’accoltellamento di Contu, ferito con una prognosi di 15 giorni. Il rigetto dell’istanza è stato sollecitato, invece, dalla procuratrice di Lanusei, Paola Dal Monte, e dalla sostituta Giovanna Morra, così come dalle parti civili: l’avvocato Gianluigi Mastio (che assiste la famiglia Mameli) e il collega Giampaolo Pilia, sostituto ieri mattina da Carlo Demurtas, che difende Andea Contu. Al termine di una breve camera di consiglio, la Corte ha rigettato l’eccezione perché infondata. I giudici – rispondendo a una seconda istanza della difesa – hanno anche respinto la richiesta di procedere con un rito abbreviato (che prevede in caso di condanna lo sconto di un terzo della pena), assicurando che se nel corso del dibattimento dovesse cadere l’aggravante, a quel punto lo sconto verrà comunque applicato in sentenza, qualora l’imputato fosse ritenuto colpevole.

Chiusa la fase delle eccezioni preliminari, il dibattimento verrà aperto il 6 maggio con il conferimento degli incarichi peritali per le intercettazioni e con la pubblica accusa che chiamerà sul banco dei testimoni il dirigente della Squadra Mobile che ha seguito l’attività d’indagine e ha depositato l’informativa finale.

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