«È una decisione che abbiamo preso in Conferenza permanente a luglio e tutti hanno condiviso l’opportunità e la finalità di restituire decoro agli uffici giudiziari, nel rispetto di chi ci lavora e degli stessi cittadini». Il presidente della Corte d’appello, Massimo Orlando, spiega così la decisione di introdurre il dress code per l’ingresso nel Palazzo di Giustizia.
In un primo momento, assicura il numero uno della Corte, ci sarà un po’ di flessibilità, poi sempre meno. «Nessuna disparità», chiarisce Orlando, «il provvedimento si applicherà a tutti, non solo ai visitatori: anche ai dipendenti e ai magistrati, perché non c’è motivo di escludere nessuno. Il rispetto del decoro negli uffici giudiziari deve essere condiviso da tutti. Sono perfettamente consapevole dell’esistenza di altri problemi, sicuramente più gravi, ma sono convinto che con la collaborazione di tutti, anche degli avvocati, potranno essere affrontati. Ma il decoro dell’ufficio giudiziario è strettamente collegato al benessere organizzativo, quindi è uno degli obblighi del datore di lavoro, previsti dalla legge sulla sicurezza dei luoghi di lavoro». Come a voler dire che chi lavora negli uffici giudiziari ha il diritto di relazionarsi ad utenti e colleghi che non scambiano il Palazzo di Giustizia per la spiaggia o per un locale. (fr.pi.)
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