Ha affidato ai social il suo pensiero prima di finire in sala operatoria all’ospedale Brotzu di Cagliari per la riduzione di una brutta frattura a una gamba: «Non so davvero quale santo sia passato in quel momento». L’operatore scolastico dell’istituto “Giuseppe Dessì” di Villaputzu Andrea Scroccu (di Muravera) è stato travolto giovedì da un pino nel cortile dell’istituto. È rimasto incastrato per due ore, il tempo necessario ai vigili del fuoco per tirarlo fuori. E lui stesso si considera vivo per miracolo.
Ieri il maltempo ha dato un minimo di tregua ed è cominciata la conta dei danni. Mario Cucca, 85 anni, decano degli agrumicoltori di Muravera, le ha viste tutte nella sua vita «ma mai una bufera di vento come quella del 12 febbraio. Ha devastato le piante, fatto cadere frutta e arance e mandato in fumo la produzione di un’intera stagione». Nessuno ricorda una ferita così profonda. Perché sì, il maestrale si è sempre abbattuto su Villaputzu, Muravera, San Vito, Castiadas e Villasimius, ma mai a 140 chilometri orari (a Punta Carbonara una raffica ha sfiorato i 170 all’ora) e mai per un periodo così prolungato (almeno tre ore continuative giovedì). E allora il disastro è servito: migliaia di alberi (anche secolari) sradicati, case scoperchiate, scuole ed edifici pubblici danneggiati, muri crollati, strade chiuse.
Il bilancio
Difficile trovare una sola abitazione nei cinque Comuni che non abbia subito un seppur minimo danno. A Villaputzu tante le tegole volate giù. Sempre a Villaputzu un muro di blocchetti è franato sopra due auto in sosta. Fra gli edifici pubblici maggiormente colpiti la copertura della palestra delle scuole medie. A Castiadas due alberi sono franati sulla biblioteca comunale. Tre pini secolari invece – un colpo al cuore e alla storia della borgata – sono caduti sul tetto della storica villa del direttore, a Castiadas Centro. Particolarmente intensa la furia del vento a Villasimius. Diversi i pannelli fotovoltaici divelti, i cornicioni in pezzi, le strutture in legno distrutte. E poi le scuole, col vento che ha strappato il tetto delle elementari. I danni non mancano neanche a San Vito, paese un po’ meno esposto alla furia del vento. Colpite soprattutto le aziende agricole. Così come a Muravera, paese delle arance che – per quest’anno - rischiano di non esserci più. Ancora a Muravera, lungo la vecchia 125 che collega il paese alla Marina di San Giovanni, il vento ha abbattuto tre grossi pini: sono finiti sulla strada e, anche in questo caso, solo per fortuna non ci sono stati incidenti.
I disagi
I disagi si sono poi manifestati con continui black out, stop alle telecomunicazioni e disservizi idrici. A Muravera, in particolare, l’energia elettrica è mancata dalle 13 alle 19 del 12 febbraio, mentre a Villaputzu, nel quartiere di Santa Maria, l’interruzione è durata più di 24 ore. L’acqua dai rubinetti a San Vito, Muravera e Villaputzu sino a ieri scendeva poco o nulla.
«I danni – spiega il sindaco di Villaputzu e presidente dell’Unione dei Comuni Sandro Porcu – sono incalcolabili, molto ma molto superiori a quelli del ciclone Harry. Stiamo valutando, assieme agli altri sindaci, di decretare lo stato di calamità naturale come Unione dei Comuni del Sarrabus». C’è spazio anche per una riflessione sulle allerte meteo (c’era un avviso, ma non di colore rosso): «Ritengo – conclude Porcu – che il sistema sia da rivedere. Non eravamo abituati alle tempeste di vento, adesso dobbiamo tenere conto anche di queste anomalie».
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