Washington. Trump punta Cuba. Dopo aver incriminato Raul Castro, il presidente ha schierato la portaerei Nimitz ai Caraibi continuando la campagna di pressione sull’isola. E scatenando l’ira di Russia e Cina, che hanno condannato duramente le accuse mosse al 94enne ex presidente cubano ed esortato Washington a smettere di usare la «coercizione» contro il loro alleato. «Continueremo a fornire il massimo sostegno al popolo cubano» mentre gli Usa cercano di «strangolarla economicamente», ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, condannando «qualsiasi tentativo di interferenza grossolana negli affari interni di uno stato sovrano». Altrettanto dura Pechino. «Gli Stati Uniti dovrebbero smettere di brandire il bastone delle sanzioni e quello giudiziario contro Cuba e smettere di minacciare l’uso della forza a ogni occasione», ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun. Le critiche però non sembrano sfiorare Trump: «Vogliamo aiutare il popolo cubano», ha detto dallo Studio Ovale, lasciando intendere che la via diplomatica è quella preferita dall’amministrazione. Ma se non dovesse funzionare «siamo pronti ad agire», ha assicurato il segretario di Stato Marcop Rubio, riferendo che L’Avana – alle prese con una crisi umanitaria – ha accettato l’offerta americana da 100 milioni di dollari. Ma resta da vedere «se questo significa che l’accordo andrà in porto». «Siamo disposti a parlare di tutto con gli Stati Uniti. Ma la retorica di guerra non aiuta, così come non aiuta creare pretesti per un’aggressione militare», ha detto l’ambasciatore cubano all’Onu Ernesto Soberon Guzman in un’intervista al New York Times.
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