Il Salva casa in salsa sarda non passa l’esame della Corte Costituzionale. Un anno fa la Regione si era distinta tra le altre diciannove italiane per aver adeguato il decreto tanto voluto da Matteo Salvini con un anno di ritardo. Le altre si erano limitate al mero recepimento, la Giunta Todde aveva invece preferito costruire un testo di riordino di tutta la normativa del settore esponendosi al rischio impugnazione del Governo poi arrivata due mesi dopo.
Sette articoli
Al Governo la Consulta ha dato in parte ragione cassando sette articoli. Innanzitutto dichiarando «l’illegittimità della disposizione regionale che ricomprendeva tra gli interventi di ristrutturazione edilizia gli ampliamenti volumetrici realizzati all’interno della sagoma esistente». Profili di incostituzionalità anche nelle norme funzionali «alla sanatoria degli abusi edilizi più gravi, e in quelle che consentivano deroghe generalizzate ai requisiti igienico sanitari di aeroilluminazione» stabiliti dalla legge, e in quelle sulle «deroghe alle distanze minime di protezione del nastro ferroviario per interventi edilizi di riqualificazione energetica». La Corte ha poi annullato la norma «che manteneva l’obbligo di dotazione minima di parcheggi anche per i mutamenti di destinazione d’uso urbanisticamente non rilevanti all’interno della stessa categoria funzionale».
Questioni infondate
Non è una sentenza a senso unico: alcune questioni poste dal Consiglio dei ministri sono state giudicate infondate. Cosa che ieri ha portato Spanedda a sostenere che l’impianto è salvo. Infatti, precisa in una nota, «le questioni oggetto di censura riguardano prevalentemente disposizioni di semplificazione procedurale o interpretativa introdotte dalla Regione a favore di cittadini, professionisti e imprese. La Corte ha ritenuto prevalente l’esigenza di uniformità della disciplina nazionale». Ma, aggiunge, «su 14 tra i punti sollevati, la Corte riconosce in diversi casi la correttezza dell’impianto normativo regionale». Per esempio, «la disciplina sul mutamento di destinazione d’uso, compresa la non necessità del ricalcolo degli standard urbanistici nei passaggi da volumi connessi a volumi abitativi. Una previsione attesa dai Comuni, che consente di semplificare numerosi procedimenti senza alterare gli equilibri urbanistici». Significativa anche «la conferma dell’impostazione regionale sugli standard minimi di superficie e altezza degli alloggi, con il richiamo alla necessità di garantire adeguati requisiti igienico-sanitari, a differenza di quanto disposto dal Salva Casa nazionale». Il Salva casa sardo, va ricordato, aveva detto no all’abitabilità in soli 20 metri quadri prevista nel decreto. Il limite della superficie minima per l’agibilità dei monolocali resta di 28 metri quadri. Per quanto riguarda le altezze minime nelle abitazioni, sono di 2,40 metri per le costruzioni realizzate fino al 24 maggio 2024, di 2,70 per quelle di prossima realizzazione (l’altezza minima è sempre di 2,40 metri nella norma nazionale).
Di fatto, conclude l’assessore, «questa sentenza pone importanti freni all’ennesimo tentativo da parte dello Stato di limitare la nostra potestà legislativa sulle materie di nostra competenza». (ro. mu.)
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