Niente di nuovo, sotto l’enorme lampadario a gocce che sovrasta l’aula del Consiglio regionale: «Comandini ha fatto bene, anch’io mi sono trovato a dover richiamare i consiglieri a una maggiore presenza e puntualità», ammette Michele Pais, commentando il recente appello del presidente dell’assemblea. Eletto con la Lega nel parlamento sardo nel 2019, Pais atterrò subito sullo scranno più alto dell’aula, che guidò nei cinque anni della Giunta presieduta da Christian Solinas: «Devo dire che, nei momenti cruciali, la maggioranza di allora ha sempre garantito le presenze», ricorda adesso, «però non c’è dubbio che ci siano stati dei momenti di difficoltà».
Dovuti a cosa?
«Più che altro, alla dialettica interna alla maggioranza. Succede in tutte le legislature. È normale che ci sia un confronto, ma non può mai sfociare in un rallentamento dei lavori del Consiglio. Veniamo eletti per dare risposte ai cittadini, non possiamo scaricare su di loro i nostri mancati accordi».
Quali strumenti ha il presidente del Consiglio regionale per evitare questi effetti?
«Non molti. Semmai, più di lui può incidere chi ha il potere di indirizzo politico: cioè il presidente della Regione».
Ma il presidente del Consiglio è un braccio operativo della maggioranza?
«Assolutamente no. Chi presiede l’organo legislativo deve garantirne le prerogative, e tutelare in particolare l’opposizione. Mentre, quanto all’operatività del Consiglio, devono essere anzitutto le forze politiche a sentire la responsabilità di dare risposte ai problemi dei sardi. E ovviamente la responsabilità principale è delle forze di maggioranza».
Infatti si dice che “il numero legale lo deve garantire la maggioranza”. Ma è corretto? La presenza non è un dovere per tutti gli eletti?
«Certo, essere presenti ai lavori delle commissioni e dell’aula è un dovere di tutti. Ma è legittimo che l’opposizione non partecipi al voto sui provvedimenti che non condivide. Sarebbe paradossale che, quando la maggioranza è assente, fosse l’opposizione a far passare le leggi».
Questi problemi si riscontrano sia quando governa il centrodestra, sia quando tocca al centrosinistra. Dipende dalla realtà delle coalizioni molto articolate?
«È uno dei fattori più rilevanti. Quando i partiti non si trovano su un percorso condiviso attorno ai temi più rilevanti, nascono i problemi».
C’è anche un problema di quantità del lavoro dei consiglieri regionali?
«Io credo che il nodo sia la qualità. Ai sardi interessa che si risolvano i problemi. Non conta il numero delle sedute consiliari, ma l’efficacia delle decisioni».
Approva lo sforzo avviato da Comandini per una legge statutaria che rafforzi il ruolo del Consiglio rispetto alla Giunta?
«Credo che la legge statutaria sia la strada maestra per rendere più adeguata ai tempi la nostra forma di governo regionale, e spero che il lavoro avviato in questa legislatura arrivi a buon fine».
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