San Benedetto.

«Qui fa ancora tanto caldo  ma è già tempo di castagne Il mercato? Tutti si lamentano» 

Cristian Sergi, caldarrostaio in via Bacaredda: «Ho anticipato la stagione, si lavora già bene» 

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Mentre al Poetto si continua a fare il bagno, a San Benedetto, incredibile ma vero, si respira già aria natalizia. Le temperature sono ancora elevate, si sfiorano i trenta gradi, eppure il castagnaro Cristian Sergi, 30 anni appena compiuti, è già al suo posto, nello storico gazebo delle caldarroste, due metri per due con copertura bianca e lampadine pendenti, in via Bacaredda angolo via Tiziano, davanti al rudere sventrato del mercato. Troppo presto? Niente affatto. A sorpresa le caldarroste spopolano anche col caldo. Ebbene sì: tutti in fila davanti al braciere per accaparrarsi un conetto di castagne fumanti. Da palleggiare con le mani per non scottarsi.

«In effetti ho cominciato prima, il 18 settembre… e sono stato preso d’assalto», riferisce orgoglioso il caldarrostaio (si dice così) originario di Is Mirrionis. L’anno scorso era partito a ottobre. «Stiamo lavorando bene da subito», sorride, «Se me l’aspettavo? Non avevo dubbi! Vengo qui da 15 anni, da quando ero ragazzo, tutti mi conoscono. Ho clienti fissi che non vedono l’ora, anche “dottori del Brotzu" e altri professionisti. È per loro, gli affezionati, che non ho mai alzato il prezzo: sempre 5 euro». L’orario? Da lunedì a sabato 17-21. «Non appena la stagione entrerà nel vivo aprirò anche la domenica».

Al lavoro, al suo fianco, c’è sempre la fidanzata Alessia Sanna, 23 anni, anche lei cagliaritana. «Stiamo insieme da 7 anni», arrossiscono in contemporanea, «quando ci sono le sagre ci spostiamo con il nostro stand itinerante di 7 metri quadri, più grande di questo, per vendere seadas, crepes, noci e mandorle. Qui proponiamo solo castagne». Matrimonio? «Chissà… (silenzio) …vedremo». Il braciere si accende in 15 minuti con le tavolette e si alimenta con legna di eucalipto. «Le castagne sarde non le usiamo, sono piccole, non si sbucciano. Meglio le spagnole, poi arriveranno quelle di Viterbo e Avellino». Conetto da 250 grammi. «Il sale non lo mettiamo, molti clienti non lo gradiscono, alcuni sono diabetici».

Stesso posto da tre lustri, ma ora lo skyline è cambiato. Dietro il chiosco l’atmosfera è tutt’altro che festosa tra cumuli di macerie, transenne e divieti di sosta. «Si lamentano tutti. Il vecchio mercato sarebbe stato meglio restaurarlo, non buttarlo giù». Mattia Vargiu, 22 anni, cliente abituale, allunga trepidante una mano per ricevere il suo conetto. «Vengo tutte le sere, non so resistere, ne sono ghiotto». Alle sue spalle, intanto, la fila aumenta. Giovani, anziani, mamme con bambini. È solo settembre, sembra già Natale.

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