A soli 20 anni gestiva il traffico di cocaina in città e decideva persino quali clienti potessero acquistare la droga a credito. Per pagare dopo, dovevano chiedere il suo permesso. E quando qualcuno non pagava, Gabriele Delogu passava alle minacce e alle aggressioni. In un caso avrebbe picchiato un giovane per un debito di 300 euro, continuando a intimidirlo fino a spingerlo, secondo quanto sottolineato nelle indagini, a tentare il suicidio. È il quadro ricostruito ieri mattina davanti al Gup del Tribunale di Nuoro, Alessandra Ponti, dalla sostituta procuratrice di Nuoro, Elena Tres, nell’inchiesta che ha portato alle condanne nei confronti di un sodalizio familiare accusato di aver gestito una fiorente attività di spaccio di cocaina nel capoluogo barbaricino. Secondo l’indagine avviata dal gruppo narcotici della polizia di Nuoro, il gruppo riusciva a smerciare mezzo chilo di cocaina al mese, con guadagni giornalieri fino a 2 mila euro.
Le condanne
Le misure cautelari erano scattate un anno fa. Ritenuto a capo dell’organizzazione era Gabriele Delogu, 20 anni, condannato ieri con rito abbreviato a 5 anni e 8 mesi di reclusione. A 4 anni e 4 mesi è stato condannato Edi Sotgiu, 21 anni. Hanno invece patteggiato Valentina Gungui 44 anni mamma di Delogu, e la fidanzata di quest’ultimo, Cristina Cuccu, 26 anni, entrambe a 2 anni e 8 mesi, mentre Paola Sotgiu 54 anni, madre di Edi, ha concordato una pena di 4 anni e 4 mesi. La posizione di Francesco Porcu, ventenne, era stata stralciata con la messa alla prova. Gli imputati erano difesi dal collegio composto dagli avvocati Antonio Cualbu, Marco Palmieri, Angelo Manconi, Pietro Soddu e Antonello Cao.
Consegne in taxi
L’inchiesta, coordinata dal pm Elena Tres, aveva portato all’esecuzione di sei misure cautelari da parte della Squadra Mobile di Nuoro. Le indagini della sezione antidroga, tra agosto 2024 e la fine dello stesso anno, avevano documentato una quotidiana e stabile attività di spaccio al dettaglio di cocaina. Le consegne avvenivano anche in taxi, mentre altri episodi erano stati registrati nei pressi di una scuola elementare in via Olbia, dove la famiglia abitava e dove gli investigatori avevano piazzato una telecamera. I “cavallini” addetti alla vendita ricevevano 100 euro al giorno e stupefacente come compenso.
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