Carbonia.

Parchi minacciati dal degrado  

Area non ha più fondi per la riqualificazione, preoccupazione tra i residenti 

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La dirigenza Area lo ammette senza ipocrisia: «Per ora i soldi per proseguire con la rigenerazione urbana lungo il rio Cannas non ci sono, ma l’intervento è prioritario perché questa bella esperienza non può restare a metà». L’analisi del direttore generale dell’azienda di edilizia abitativa Matteo Sestu non vende facili speranze in relazione a quanto accade nello scorcio a sud della città, dove la rinascita del grande quartiere lineare dei palazzi popolari lungo il fiume rio Cannas (dal ponte di via Lucania a quello di via Mazzini) offre scenari contrastanti: finalmente ordine, pulizia e modernità da un lato, immagini postbelliche dall’altro.

Il degrado

Baracche abusive di lamiera, ruderi, macerie, addirittura antichi manufatti con mattoni di paglia a fango, e fra la fitta vegetazione pure scocche di auto e cumuli di rifiuti fanno da contraltare alle opere di riqualificazione che Comune ed Area hanno realizzato per riscattare dal degrado il vasto agglomerato. Obiettivo quasi raggiunto. Ma quel “quasi” pesa come un macigno. Una parte dell’ampia zona che costeggia il fiume è diventata a suon di milioni grazie al Comune un articolato parco inaugurato di recente, e pure Area (con venti anni di ritardo: i lavori iniziarono nel 2006) ha rigenerato i piazzali attorno ai palazzoni costruendo comodi garage al posto della baraccopoli sorta negli anni Sessanta. Ma la baraccopoli non è stata debellata del tutto: esiste nel segmento finale di corso Iglesias proprio davanti al parco e ai lati di via Angioy poco prima del campo sportivo Santa Barbara.

Le prospettive

Un piccolo paradiso da una parte, con la pista ciclopedonale da cui gettare uno sguardo pietoso di là dal fiume, fra gli alberi. La dirigenza Area anticipa che al momento è inutile farsi illusioni: «Chiaro che questa esperienza non ci può restare bloccata e giova il fatto che torneranno utili i progetti realizzati – premette Sestu – ma ora fondi esclusivamente destinati non ce ne sono a meno che nel corso dell’anno non si riescano ad individuare». I residenti storcono il naso non dinanzi all’idea che la riqualificazione non si debba fermare, ma al modus operandi dell’ex Iacp: «In alcuni palazzi le famiglie sono rimaste dieci anni prigioniere di cantieri congelati, fra topi, immondezza, fango e marciapiedi tuttora smantellati», accusa Gerardo Pitzalis, pensionato.

«Altri – aggiunge Giuseppina Lai - sono rimasti in attesa infinita dell’assegnazione dei nuovi garage bloccati dalla burocrazia».

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