Le indagini

Organizzazioni criminali dietro il traffico di migranti 

Oggi l’interrogatorio del presunto scafista di Tuerredda Il dubbio: i barchini utilizzati solo per l’ultimo tratto di mare? 

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Il business degli sbarchi di migranti nell’Isola, specie quelli provenienti dall’Algeria, è ormai da tempo sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori della Direzione distrettuale antimafia sarda che, ai primi di agosto, hanno fatto scattare otto arresti su ordine di custodia cautelare nell’ambito di una complessa indagine della Squadra Mobile della Questura di Cagliari. L’ultima vicenda del barchino che ha travolto e ferito gravemente una turista 17enne che faceva il bagno a Chia, nella spiaggia di Su Giudeu, ha scosso gli animi per quello che sarebbe pototo succedere: l’imbarcazione, con a bordo 14 migranti che poi sono stati identificati dopo lo sbarco a Teulada, avrebbe potuto falciare vari altri bagnanti che stavano facendo il bagno nello stesso punto della turista ferita, le cui condizioni – per fortuna – sono migliori di quanto apparse in un primo momento.

Scafista interrogato

Si terrà questa mattina l’interrogatorio di garanzia di Elhouchine Alouache Hamed, il 28enne nato a Costatine, in Algeria che i carabinieri e il pubblico ministero Emanuele Secci ritengono essere lo scafista che si trovava al timone del barchino, spinto da un motore da 85 cavalli, che ha travolto la ragazzina. Difeso dall’avvocato Emanuele Pizzoccheri, il giovane migrante al momento è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Questa mattina comparirà davanti al Gip del Tribunale di Cagliari che, solo dopo la convalida, deciderà sull’eventuale misura cautelare, nel frattempo la Procura sta attendendo l’esito delle indagini per decidere se contestargli anche le lesioni gravissime.

Il vero business

Sulla vicenda, oltre ai carabinieri che hanno eseguito gli arresti, stanno lavorando anche gli uomini della Squadra Mobile che, ormai da tempo, stanno indagando sul fenomeno dei gommoni che dall’Africa sbarcano nelle coste a Sud della Sardegna, vista anche l’impennata degli arrivi (150 per cento in più dal 2025). Dietro ciascuno di questi arrivi – è il sospetto della Direzione distrettuale antimafia – ci potrebbero essere, sempre più spesso, delle organizzazioni criminali strutturate come se fossero una vera e propria impresa. Per il momento non c’è alcun elemento che colleghi l’arrivo di domenica pomeriggio dei 14 migranti a Teulada con la più vasta rete che gestirebbe le tratte, ma basta leggere l’ordinanza di custodia cautelare dell’ultima operazione della Dda (firmata dalla gip Elisabatta Patrito, su richiesta del pm Danilo Tronci) per avere l’idea chiara di come lo schema si ripeta pressoché ogni volta. D’altro canto, seppure possibile, anche i naviganti più esperti ritengono che sia molto complesso che un barchino in vetroresina con 14 persone a bordo possa aver navigato tutto da solo per quasi 12 ore, dal porto di Annaba (in Algeria) a Teulada (128,2 miglia marine, pari a 237 chilometri), con oltre una tonnellata e mezzo di carico (circa mille chili i passeggeri, 150 il motore da 85 cavalli e almeno 200 chili di carburante in taniche, senza contare acqua e provviste). Il sospetto è che la traversata non sia frutto di improvvisazione, ma di un piano dettagliato supportato da bande criminali.

Le indagini della Dda

Dall’inchiesta del pm Tronci, sfociata all’inizio di agosto in 8 arresti, emergerebbe che il sistema si articola in fasi precise. Il reclutamento avviene in Algeria e in Tunisia tramite referenti locali, che stabiliscono il numero dei passeggeri, la composizione dei gruppi e prezzo del viaggio. Il pagamento, anticipato, viene riscosso ancora in territorio nordafricano, spesso tramite familiari dei migranti. Per arrivare in Europa, stando alle intercettazioni, c’è chi spende anche 1500 euro, venendo poi costretto a turno a timonare la barca. Le organizzazioni curano ogni fase della traversata: trovare imbarcazioni, motori, carburante, GPS e telefoni satellitari, studiando rotte e i controlli portuali, individuando addirittura i punti di approdo nel Sulcis. C’è poi il sospetto che – in caso di mare agitato – la prima parte delle traversate vengano effettuate con navi complici più grandi, per poi trasferire i migranti sui barchini nell’ultimo tratto. E quando le cose vanno male e si verificano i naufragi, le famiglie disperate usano i social per capire se il proprio caro è arrivato sano e salvo o è stato divorato dal mare.

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