Roma. Esecutori e mandanti pronti a parlare di fronte ai magistrati, per ribadire la propria volontà di non voler far realmente del male a Sigfrido Ranucci o ad altri. Nei prossimi giorni tutti gli arrestati nella vicenda dell'attentato al conduttore di Report cercheranno di fornire tasselli importanti nelle proprie versioni su quanto accaduto il 16 ottobre del 2025, quando un ordigno esplose davanti alla villetta del giornalista a Torvaianica.
Lavitola è pronto a fare dichiarazioni spontanee al tribunale del Riesame - forse nella prima metà della prossima settimana - per offrire «puntualizzazioni» in replica alle motivazioni che il 12 agosto avevano portato al rigetto da parte del gip della richiesta di scarcerazione dei suoi legali dopo l'interrogatorio di garanzia. I quattro componenti della banda che ha piazzato l'ordigno avranno invece per la prima volta un confronto con i magistrati: i difensori hanno depositato la richiesta di interrogatorio ai pm della Dda di Roma, considerando che finora gli stessi si erano sempre avvalsi della facoltà di non rispondere. Non si esclude che loro possano essere ascoltati già in settimana.
Tali mosse potrebbero far pensare al fatto che gli arrestati potrebbero convergere verso una strategia comune. Del resto la richiesta degli esecutori dell'attentato arriva dopo la confessione di Lavitola, che ha sostenuto di averli mandati davanti alla villetta di Ranucci per un'azione dimostrativa: colpi di pistola verso il muro, non una bomba. Questa sarà la tesi ribadita al Riesame: Gomes Tavares, il suo factotum presunto mediatore con la banda e ancora latitante, avrebbe fatto di testa propria senza seguire le indicazioni di Lavitola.
L'unico che resterà in silenzio almeno per le prossime settimane è proprio Ranucci, che ieri a Trento, prima della presentazione del suo libro, ai cronisti ha spiegato: «Dell'inchiesta giudiziaria non parlo. Parlerò più avanti ma, per rispetto, prima con la magistratura». Quanto all’ipotesi di una sua estromissione dalla conduzione di Report, si è limitato a dire che «l’azienda è l’azienda, può fare quello che vuole».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
