Il lutto.

L’ultima volata di Varenne Addio alla leggenda del trotto che fece esultare tutta Italia 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

NAPOLI. Una morte fulminante, proprio come quelle corse al trotto che lo hanno reso il più forte di tutti i tempi. Il cuore di Varenne, il cavallo-campione, ha smesso di battere a Eboli, nel Salernitano, in un box dell'allevamento LJ. Aveva 31 anni e alle spalle una vita di successi.

Il decesso è stato provocato da un infarto. «Al di là degli acciacchi dell'età, stava discretamente», racconta il proprietario dell'allevamento, Dario De Angelis. «Era con Giovanni, un collaboratore che si occupava di lui, e intorno alle 2 si è improvvisamente accasciato. Era da poco rientrato da una passeggiata nel parco, d'estate era facile che uscisse di notte. Noi lo abbiamo coccolato in ogni modo e siamo onorati di averlo avuto con noi».

La morte a Eboli ha reso ancora più forte il legame di Varenne con la Campania. Sebbene fosse nato a Copparo, in Emilia Romagna, il trottatore era napoletano d'adozione. Enzo Giordano, suo storico proprietario, era partenopeo e Varenne aveva conquistato alcuni dei successi più importanti sulla pista di Agnano. Non a caso, il 4 maggio del 2025, il “Capitano” tornò su quel circuito - al Gran premio che porta il suo nome - per festeggiare i 30 anni di vita e rendere omaggio a Giordano, venuto a mancare all'età di 71 anni, l'uomo che lo creò e che non lo considerava suo, ma un patrimonio dell'Italia. «Lo compro», disse al driver Giampaolo Minucci, che glielo consigliò: «Il nome del cavallo mi piace perché in viaggio di nozze a Parigi ho soggiornato in rue de Varenne».

Da lì cominciò la leggenda. A settembre del 2002 il “Capitano” disputò l'ultima gara: su 72 ne aveva vinte 63, raccogliendo oltre sei milioni di euro in premi. «Ho avuto l'onore di premiare la sua straordinaria carriera a Verona, durante Fieracavalli», ricorda il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Da un anno e mezzo Varenne era tornato in Campania per volere del suo proprietario Giordano. «Avevamo un rapporto molto stretto, apprezzava il nostro allevamento e ci teneva che venisse da me. Devo ringraziarlo per questo onore», spiega De Angelis, che ha curato nei minimi particolari l'assistenza.

Il cavallo viveva in un box di 30 metri quadri con due ingressi e tre ventilatori. Era seguito da due veterinari e un nutrizionista e mangiava pasti differenti cinque volte al giorno. Usciva spesso a passeggiare nel parco, accudito da Giovanni e Sara. «Vivere con Varenne - confessa il proprietario dell'allevamento - mi ha fatto capire che era un cavallo fuori dal normale, aveva un'intelligenza quasi umana e lo si vedeva dalle piccole cose. Si è subito ambientato, aveva il suo mondo. Noi lo curavamo come un cavallo anziano, poi veniva il campione e per noi era un'emozione in più». Un legame forte, venuto improvvisamente a mancare. «Abbiamo innanzitutto perso un cavallo e, poi, abbiamo perso Varenne: fa doppiamente male. Pensare che è andato da Enzo - afferma De Angelis - mi fa soffrire meno perché si sono ricongiunti». Varenne era nel cuore di tutti, non solo degli appassionati di ippica. Lo ricordano il presidente del Consiglio regionale del V eneto, Luca Zaia (Resta il mito: quando correva, correva l'Italia») e il governatore del Piemonte, Alberto Cirio («Era capace di portare il nostro Paese sul tetto del mondo»). E ancora: l'ex manager Rolando Luzi, che vendette il campione a Giordano («Ha cambiato la vita di tutti noi»), Maurizio Ughi, l'ex ad di Snai che nel 2000 comprò il 50% del cavallo (»Pigro ma con una testa superiore, un mito irripetibile».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI