Lula.

Omicidio Piras, la Cassazione annulla la condanna con rinvio  

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Per la seconda volta la corte di Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d’assise d’Appello di Cagliari, la sentenza di condanna a 21 anni e due mesi nei confronti di Alice Flore, accusata di concorso (con l’ex marito ormai defunto Nico Piras) nell’omicidio del cognato Angelo Maria Piras, ucciso il 25 gennaio 2015 nelle campagne di Lula. Contestualmente, Alice Flore, è stata assolta senza rinvio dall’accusa di porto d’arma, reato ormai prescritto. L’appello presentato dai difensori della donna, gli avvocati Francesco Lai e Potito Flagella, si fondava su tre motivi principali. In particolare, il fatto che nell’emettere l’ultima condanna, i giudici avrebbero richiamato valutazioni contenute nella precedente sentenza già annullata una prima volta dalla Suprema Corte. Secondo la difesa, inoltre, i giudici non avrebbero tenuto adeguatamente conto della nuova perizia fonica sulle intercettazioni ambientali, ritenuta decisiva per la ricostruzione dei fatti. La perizia dei consulenti tecnici incaricati dalla difesa poi, avevano inoltre sostenuto che la Flore non sarebbe mai scesa dall’auto nel luogo in cui vennero trovati gli scarponi con il Dna di Nico Piras, altro elemento considerato centrale nell’inchiesta. Il primo pronunciamento della Cassazione, dopo la precedente condanna a 24 anni inflitta a Alice Flore e all’ex marito Nico Piras, dalla Corte d’assise d’appello di Sassari. In primo grado, davanti alla Corte d’assise di Nuoro, entrambi erano stati assolti. Nico Piras fu ucciso nel 2023 dal nipote Antonello, figlio di Angelo Maria, in un tragico capitolo di una lunga tragedia familiare.

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