Modena. La voce di Carmen El Koudri è rotta: come la vita della sua famiglia dopo il 16 maggio, come quelle delle persone investite da suo fratello. In un messaggio audio la sorella di Salim, il 31enne che sabato si è scagliato a tutta velocità sulla folla e poi ha tentato di accoltellare chi lo ha inseguito, cerca con fatica parole di vicinanza per le persone ferite.
La ragazza prova a dire che né lei né i suoi genitori avevano capito il disagio che attraversava il fratello. Un malessere che quattro anni fa lo aveva portato a rivolgersi a un centro di salute mentale, ma senza coinvolgere i familiari, e su cui ora stanno lavorando gli inquirenti per capire il motivo di un gesto ancora senza un perché. «È difficile, è impossibile trovare delle parole giuste. È che ci dispiace, ma non è neanche la parola giusta. Non esiste una parola giusta che possa descrivere quanto ci dispiace. Ogni pensiero è rivolto ai feriti, alle loro famiglie e a chiunque abbia vissuto e assistito all'incubo di sabato», dice la sorella del 31enne. Mentre parla e registra, Carmen El Koudri non riesce a trattenere il pianto. «Non abbiamo visto, non abbiamo captato che qualcosa è cambiato in lui. Nell'ultimo periodo si capiva che era combattuto, diverso, ma pensavamo fosse il dispiacere di non trovare lavoro a 30 anni. Non possiamo neanche smettere di volergli bene, lo andremo a trovare sì, ma non sappiamo quando».
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