Il caso della bottiglietta d’acqua alterata, che ha provocato l’intossicazione di una ragazza al Palazzo di Giustizia, ricorda inevitabilmente il fenomeno dei primi anni 2000 di “acquabomber”. Secondo le indagini dell’epoca, i responsabili agivano con dei fori quasi invisibili nelle bottiglie ancora sigillate, contaminandole con sostanze nocive, come detersivi, ammoniaca o varechina. Gli episodi di alterazioni di acqua e bevande furono diversi in tutta Italia, Sardegna compresa. Nell’Isola i primi due si registrarono nel dicembre del 2003: vittime due donne, una a Cagliari e una a Porto Torres, entrambe finite ricoverate in ospedale per intossicazione da varechina dopo aver bevuto dell’acqua. Furono diversi anche i sequestri, da parte dei Nas di carabinieri, di bottiglie d’acqua in molti supermercati. A volte i militari trovavano effettivamente tracce di sostanze, altre volte invece erano solamente forate con dei buchi, riconducibili a scherzi di cattivo gusto. Gli episodi andarono avanti fino al 2006, quando a Quartu una giovane di 16 anni rimase intossicata. Fino a mercoledì, l’ultimo caso si registrò ancora a Quartu nel 2008, quando una donna finì in pronto soccorso per aver bevuto dell'acqua contaminata.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
