È stata l’attesa giornata del “No Meloni Day”, proclamata dagli studenti per protestare contro le scuole che cadono a pezzi, opporsi ai fondi per l’industria bellica, gridare la propria ostilità al decreto sul tetto agli immigrati a scuola ed esprimere solidarietà ai colleghi francesi. Oltre 400mila secondo gli organizzatori, i giovanissimi scesi nelle piazze delle maggiori città italiane. Non sono mancati i momenti tensione con le forze dell’ordine, soprattutto a Torino e Roma.
Nella Capitale i ragazzi hanno raggiunto il ministero dell’Istruzione, dopo aver bruciato bandiere di Israele e America. Arrivati in viale Trastevere hanno lanciato petardi e lacrimogeni contro l’edificio. A Torino invece, in piazza Castello, alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal corteo e, coprendosi il volto, hanno lanciato sassi e torce verso le forze dell’ordine. Tre minorenni sono stati arrestati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale mentre oltre 50 manifestanti sono stati identificati. Disordini anche a Milano, Genova e Bologna dove il corteo è stato fermato dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.
«Va bene manifestare – spiega la premier Meloni –. Diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine. Chiedo a tutte le forze politiche di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza». Replica la segretaria dem Elly Schlein: «Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete».
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