Per la Coldiretti il sospetto è quasi una certezza. «Non parliamo di crisi di mercato del pecorino romano, se c’è qualche produttore in difficoltà, prima di svendere per mancanza di liquidità, utilizzi gli strumenti finanziari messi a disposizione della Regione ed eviti così di danneggiare il settore. A meno che l’intento sia speculativo e allora il discorso cambia». Battista Cualbu e Luca Saba (presidente e direttore di Coldiretti) mettono nero su bianco preoccupazioni e supposizioni sul prezzo di vendita del formaggio più famoso e apprezzato dell’Isola in una “Lettera aperta al mondo della trasformazione casearia della Sardegna”.
Il timore
Saba ha memoria buona, anche perché le situazioni negative si ricordano con più facilità. ««In passato è successo che qualcuno ha comprato il pecorino a basso prezzo per poi rivenderlo quasi al doppio. Era luglio 2016 e il formaggio si vendeva a 4 euro al chilo, a dicembre il costo era salito a 7 euro: così si uccide il mercato». Presidente e direttore vogliono scacciare lo spettro della congiuntura negativa. «Davvero possiamo parlare di una crisi di sovrapproduzione quando il prodotto disponibile supera la domanda di mercato, secondo le stime, di circa l’8%, una quantità equivalente indicativamente a un mese di vendite? È uno squilibrio così straordinario da giustificare un crollo delle quotazioni oppure una situazione che può essere affrontata attraverso una corretta programmazione commerciale, un’attenta gestione delle scorte e l’utilizzo degli strumenti finanziari disponibili?».
Cualbu e Saba propongono un suggerimento che vuol essere anche un appello: «La Regione ha messo in campo 30 milioni di euro attraverso “Pr Service” per gestire le eccedenze di formaggio e strumenti finanziari, come i minibond, per sostenere la liquidità delle imprese di trasformazione».
Sistema sano
Gianni Maoddi, presidente della Pr Service, una società che punta a gestire le scorte del pecorino romano e programmare l’offerta, crede poco nella teoria della speculazione. «Il sistema è sano, anche se le difficoltà di alcune strutture danneggiano il mercato. Bisogna dare una mano d’aiuto a chi è in sofferenza, se si toglie pressione ai magazzini tutti ne traiamo i benefici». Quindi ben vengano gli aiuti finanziari? «Certo – continua Maoddi – anche perché non incidono sulle casse della Regione ma direttamente sulle aziende, che stanno comprando tempo per poi rimettere sul mercato, al momento opportuno, il prodotto». La società Pr Service ha già un primo obiettivo: il ritiro dal mercato di tremila tonnellate di formaggio per sostenere così il valore del prodotto e il reddito degli allevatori. «Abbiamo già 21 aziende associate ma contiamo in breve tempo di associare tutte le realtà del settore».
Il destino
«Il Tavolo di Oristano ha segnato un punto di partenza importante, da tutti mi aspetto responsabilità e coerenza», afferma Francesco Agus, assessore regionale all’Agricoltura Francesco Agus. «La Sardegna è una comunità di destino: non possiamo permettere che interessi particolari compromettano il lavoro comune. Il futuro di un settore così importante si difende soltanto remando tutti nella stessa direzione».
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