Qualcuno era già lì alle 8.30 per finire di ricalcare le lettere sui cartelloni: “Più soldi alle scuole, meno alla guerra” recitano la gran parte dei pannelli che hanno sfilato ieri mattina. E ancora “Meno burocrazia, più fatti”; oppure “La guerra vogliamo poterla studiare, non doverla fare”. E poi, dalle 9 e mezza, il grido dei 600 studenti riuniti ha echeggiato per tutta la città, in un corteo partito, tra slogan e botti, da piazza Garibaldi e arrivato fino al palazzo del Consiglio Regionale.
La giornata
Dopo le proteste delle ultime settimane, le scuole superiori si sono raccolte in un’unica iniziativa: non solo per i topi, gli scarafaggi o per le strutture fatiscenti, ma per un motivo che li racchiude tutti. «È necessario dedicare più fondi per la scuola, le strutture sono a pezzi. Invece il paese continua a investire sul riarmo, perciò chiediamo al Governo e al Ministero di ascoltarci». dice Maryia Artsiushkevich, studentessa del Foiso Fois, davanti ad una folla di ragazzi che applaude alle sue parole. «Non dobbiamo abbassare la testa», continua, «quella di oggi è anche una richiesta agli studenti, affinché continuino a mobilitarsi e a lottare insieme». E come lei altri centinaia di studenti dal Buccari-Marconi, dallo Scano di Monserrato, dal Liceo Siotto, dall’Eleonora d’Arborea, dall’Euclide, dal Martini e dal Bacaredda; e poi tante persone arrivate da Carbonia, da Sant’Antioco e da San Gavino.
Il messaggio
«A scuola è pieno di topi e le condizioni igieniche sono terribili», racconta Federico, studente dello Scano. «Nonostante gli interventi i muri sono a pezzi, e i roditori sono tornati a dispetto della disinfestazione».
«Spero che queste manifestazioni abbiano un risultato futuro», spiega Mattia del Siotto. «Le scuole stanno crollando e siamo qui per far valere le nostre opinioni». Anche Luca Carlini del Liceo artistico ne è convinto: «Ci siamo riuniti per farci sentire. Dato che siamo giovani non ci ascoltano, e perciò non abbiamo i diritti che dovremmo avere». Dallo stesso istituto, Jacopo Melis pone l’accento anche su un altro nodo, quello delle recenti riforme. «Scioperiamo anche contro le nuove proposte di legge: quella sul tetto massimo per gli alunni stranieri e per i 4 anni più 2 per gli istituti tecnici», e intanto però, aggiunge Federico, dall’Euclide e militante del Fronte della Gioventù Comunista, «mancano docenti e personale, e gli edifici sono fatiscenti. Vogliamo riprenderci il nostro futuro».
La circolare
La manifestazione si è svolta in concomitanza con il “No Meloni Day”, che ha visto scendere in piazza migliaia di studenti da diverse città della penisola. «Siamo pronti a mobilitarci anche insieme ai lavoratori soffocati dal carovita», continua il ragazzo. «Per questo il 30 ottobre, noi del Fronte, come studenti, parteciperemo allo sciopero generale».
Intanto alcuni istituti, come il liceo Alberti, hanno avvertito le famiglie delle conseguenze delle proteste: l’assenza collettiva viene definita come un’infrazione al regolamento scolastico e per questo la dirigenza annuncia che sarà valutata ai fini del voto in condotta.
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