L’anniversario

I ricordi di pioggia delle bambine di Gairo vecchio 

Sono passati 75 anni dall’alluvione che distrusse anche la vicina Osini 

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Gairo. Nel borgo madre hanno lasciato un giardino di ricordi. Ogni tanto tornano a trovarli. Sono i bambini di Gairo vecchio. Amalia Loddo, classe 1938, in quei giorni aveva 13 anni. Conosce il rumore dell’acqua, nera come il corvo. «Intendìa su sonu ‘e su tacinu, davanti a casa scendeva da tutte le parti, in via Fabio Filzi e in via Nazario Sauro. L’altra era via Roma e ci scendeva l’acqua uguale. A vedere cosa fare sono andati i fratelli perché io ero troppo piccola». Amalia è andata via dal borgo nel marzo 1958, già sposata e con un figlio.

Anniversario

Sono passati 75 anni. A Gairo e Osini, dal 14 al 19 ottobre 1951 venne giù il cielo. Quattro giorni di pioggia senza tregua annunciati da uno strano scirocco, presagio di sventura. Un’intera famiglia, nella marina di Gairo, morì nel crollo del tetto. Dopo questo episodio fu ordinata l’evacuazione. Il presidente Einaudi raggiunse l’Isola a bordo dell’Andrea Doria ma in Ogliastra non arrivò e si fermò a Villaputzu. Nel secondo ricordo Amelia chiude gli occhi in un sorriso. «In biginau mi muttianta tottusu: beni Ammallìe, beni!. Basili Marceddu diceva: vieni che ti mando a su stancu a prendere il chinino dello Stato. Era più che amicizia. Adesso non sappiamo neppure quando uno sta male. Sembriamo tutti confinati, porte chiuse e indifferenza. Non si capisce più nulla. Si viveva bene nella via Roma, la via che scende verso Bonucamminu. Però c’era la miseria, come tutti, altrimenti la casa andava bene. Ognunu teniada s’apposentu su. E sotto la scala c’era la casetta per il maiale e le nostre galline».

A Gairo vecchio il cielo entra nelle case sventrate, dipinte dello stesso azzurro, per decenni oggetto di un saccheggio costante: tegole, travi, balconcini. Stessa sorte toccata alla chiesa in cimitero. Fino a a quando il Comune ha chiuso il borgo ai predoni e ripulito le abitazioni trasformate in stalle.

Le vecchie foto parlano di processioni che salgono sui selciati, feste e matrimoni. Frammenti color seppia alla vigilia del dramma. Mostrano grandi case bianche con i tetti tutti uguali che guardano la valle del Pardu. Strade, piazze, chiese. Un miracolo di buon gusto urbanistico cancellato per sempre.

Alla moda dei poveri

Giuseppina Cucca ha l’occhio luccicante della bimba dodicenne in mezzo alla tempesta. «Un fiume che portava via tutto, mentre intorno era tutto nero. Hanno cercato di aggiustarci in qualche modo e ci hanno portato (accollausu) a Jerzu, io ero solo una ragazzina». Il suo ricordo è un sorriso che si accende all’improvviso.

«Facevamo il fuoco anche d’estate, perché in casa non avevamo luce. Avevamo poco o nulla. Come lavoretto andavamo a prendere l’acqua per il mulino, dieci franchi a brocca prendevo, però io le brocche le rompevo e me le scontavano dalla paga. Dovrebbero provarlo le ragazzine di adesso».

Giulia Loddo, classe 1943, ha l’umore del buontempo che illumina la valle del Pardu. «Di quei giorni mi ricordo che la gente andava e veniva aspettando a iscampìai (spiovesse) ma no iscampìada. Chi viveva in una casa cattiva ha cercato rifugio da qualche parente. Noi la casa la stavamo costruendo allora e quindi è andata un po’ male. Appena ha smesso di piovere mi hanno portato a Carbonia, dove ho fatto la prima e la seconda, poi sono tornata nel 1953».

Verso il futuro

Sergio Lorrai è sindaco per il secondo mandato: «Con la legge approvata a febbraio abbiamo fatto un grosso passo avanti perché i gairesi diventino proprietari delle case in cui hanno vissuto. Ora è più facile dimostrare di avere diritto». Il borgo è una risorsa. «Non perdiamo la memoria del passato perché ci sia di insegnamento. Gairo vecchio va tutelato accompagnando i turisti su un percorso sicuro». La sicurezza non viene data per scontata. «Tanto è stato fatto ma progettiamo nuovi interventi. A mio parere vanno fatti studi sullo scivolamento del terreno, oltre la parte visibile». La bella notizia è che nel borgo arriverà la corrente elettrica e sarà la prima volta. Memorie vivide elettrificate.

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