Nel giorno del «No Meloni Day», anche gli universitari scendono in piazza a Cagliari. O meglio, piantano una tenda nel cortile dell’ateneo per accendere i riflettori sul caro affitti e sul costo della vita. Un gesto simbolico contro la precarietà del diritto alla casa e, più in generale, del diritto allo studio. «Oggi più che mai servono investimenti importanti nell’istruzione e per il nostro futuro, non nelle armi –, spiega Rebecca Pisanu, rappresentante degli studenti in Senato accademico –, per questo era urgente mobilitarci».
Nell’Ateneo cagliaritano circa il 50% degli universitari è fuori sede e deve fare i conti con spese sempre più difficili da sostenere. «I costi del mercato privato e degli alloggi sono ormai insostenibili – denunciano dal sindacato studentesco –. Prezzi medi che oscillano tra i 350 e i 400 euro. Questo è un vero business speculativo». A questo si lega poi il tema dell’abitabilità degli alloggi: «Case vecchie, non ristrutturate, con infiltrazioni, spifferi o sovraffollate», racconta Pisanu. Problemi che non colpiscono solo le abitazioni, ma anche le strutture universitarie, giudicate «del tutto inadatte».Nel mirino della protesta anche la destinazione delle risorse pubbliche. «Sapere che i fondi che potrebbero essere destinati all’università vengono invece investiti nel riarmo ci lascia con l’amaro in bocca», commenta Valentina Suella, studentessa di Psicologia e membro dell’associazione Unicaralis. «Vorremmo solamente poter studiare, costruire la nostra carriera e il nostro futuro. E magari farlo in Italia».
Un messaggio affidato anche alle tende, che diventano il simbolo di una protesta capace di unire il disagio quotidiano a una richiesta politica: poter restare a Cagliari per studiare, senza che il costo della vita diventi un ostacolo. Presenti al fianco degli studenti anche rappresentanti dell’Ersu, del Comune e della Regione. Per Camila Soru, presidente della commissione Cultura del Consiglio regionale, la questione abitativa è una chiara una priorità. «Il rischio – avverte – è che già a gennaio si ripeta un’emorragia gravissima di matricole», costrette a rinunciare agli studi perché non riescono a trovare casa. «Una regione dove gli studenti abbandonano gli studi perché non trovano casa – conclude – ha fallito su tutti i piani».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
