Olbia.

Morte sulla barca a Portisco, una tragedia sul lavoro? 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

A distanza di un anno dalla morte di Giovanni Marchionni la Procura di Tempio apre un nuovo filone di inchiesta. Il ragazzo, 21 anni, venne trovato privo di vita l’otto agosto 2025 in una cabina (in realtà uno spazio angusto adattato) di uno yacht ormeggiato a Portisco. Secondo i pm la causa del decesso è l’inalazione di acido solfidrico sprigionatosi da una batteria ausiliaria dell’imbarcazione sulla quale si trovava il ragazzo. Ma ora la polizia giudiziaria lavora sul telefono della vittima e sulle chat che sono state estrapolate dalla memoria dello smartphone. Stando a indiscrezioni, Polizia di Stato e Spesal, stanno ricostruendo le conversazioni della vittima con l’armatrice dello yacht sul quale è stato trovato il ragazzo e con altre persone. La tesi è quella di rapporti di lavoro in nero, in sostanza il ragazzo alloggiava di fatto sull’imbarcazione partita da Bacoli, in Campania, ma stava lavorando a Olbia. Le conversazioni della vittima con l’armatrice e con altre persone sono l’oggetto dei nuovi accertamenti che potrebbero richiedere anche una consulenza informatica. Per gli avvocati della famiglia Marchionni, Maurizio Capozzo e Gabriele Satta, la morte del ragazzo deve essere classificata come un decesso avvenuto sul posto di lavoro.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI