Roma. La campagna anti-Meloni di Italia Viva nelle stazioni diventa un caso politico. La società che gestisce gli spazi pubblicitari nei più grandi scali ferroviari - la Grandi Stazioni Retail - dopo una giornata di fibrillazioni chiede al partito di Renzi di modificare i contenuti per concedere il rinnovo dell'autorizzazione. Per Iv è un atto di «censura» e «una palese violazione degli articoli 21 e 68 della Costituzione. La campagna puntava dritto alla premier: grafica fascista, slogan come “Quando c’era lei” e sotto “i treni arrivavano in ritardo” (In alternativa: “i giovani scappavano dall’Italia”, “l’Italia era meno sicura”. «Giorgia non devi arrabbiarti con me per i cartelloni pubblicitari: devi arrabbiarti con Salvini per i treni in ritardo. Come al solito hai sbagliato Matteo», attacca ancora Renzi. Ma il ministero smentisce contatti con l’ad del Gruppo Fs Stefano Donnarumma. Salvini - raccontano i più vicini - non ha neanche avuto modo di veder di persona i manifesti di Iv, tra impegni di governo e campagna per le amministrative.
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