«Sono come una piccola matita nelle sue mani, nient’altro. È lui che pensa. È lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo poter essere usata». Madre Teresa di Calcutta, diventata santa nel 2016, amava definirsi la “matita di Dio”. E in quei giorni di settembre del 1986 a Cagliari e Carbonia ha scritto pagine memorabili. Dal 24 al 26 settembre. Sono trascorsi quarant’anni anni dalla sua visita voluta da don Vasco Paradisi, parroco a Sant’Elia che come don Milani era convinto che «se si perdono i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati».
Quei giorni di settembre
Si avverte il carisma di una religiosa che porta carità, misericordia, aiuto concreto con amore e semplicità. Il cuore dell’incontro con la città è il borgo Sant'Elia. La missionaria ha il suo alloggio accanto alla chiesa e nel rione davanti al mare le suore del suo ordine mettono radici. «Qui c'è ancora chi ha fame. Vi prego, aiutate i poveri di Sant'Elia», sono le sue parole riportate sull'Unione Sarda. Tutto questo è storia. Il caloroso abbraccio degli abitanti del borgo, la messa solenne nella Basilica di Bonaria, gli incontri con il sindaco Paolo De Magistris e il presidente della Regione Mario Melis. Ma anche il sollievo portato ai pazienti dell'ospedale Brotzu. A chi è ricoverato nel reparto di rianimazione regala una medaglietta con l’immagine della Madonna.
A Carbonia, con energia inesausta, cerca una casa per il suo ordine, le suore della Carità. Resta la forza della sua dolcezza. Margherita Mazzitta, 83 anni, ancora oggi residente nel borgo, c'era in quei giorni e racconta ciò che ha visto sul filo di un’emozione che il tempo non ha attenuato: «Madre Teresa, insieme a don Vasco, è arrivata nel pianerottolo davanti alla mia casa. C’erano tantissimi fedeli. Doveva incontrare Noemi, una bimba malata che abitava al piano di sopra. Lei parlava in inglese, suor Elena traduceva in italiano. È stato un momento di straordinaria felicità che non dimenticherò mai. Avevamo di fronte una donna minuta con il volto rugoso e una tempra ammirevole. Ascoltava tutti e per ogni persona aveva una parola di conforto».
Il giovane sacerdote
Ha un ricordo molto vivo di quei giorni anche don Franco Puddu, allora giovane sacerdote, oggi parroco della Chiesa di Nostra Signora delle Grazie a Sestu. Nel mese di luglio del 1986 era stato nominato direttore dell’Ufficio catechistico diocesano e dell’Istituto superiore di scienze religiose, «ma avevo scelto di continuare a vivere nella comunità sacerdotale di Sant’Elia accanto a don Vasco Paradisi».Don Franco rievoca le sequenze della visita di Madre Teresa: «Era infaticabile: dopo il programma intenso della prima serata per la messa a Bonaria e il conseguente bagno di folla, pretese di fare i piatti dopo cena, per non affaticare ulteriormente le altre suore. Alle due di notte stava ancora a spostare gli armadi e gli arredi dove risiedeva la sua comunità religiosa, perché secondo lei non erano in ordine».
Il messaggio
Il sacerdote custodisce un foglio di carta che ha un grandissimo valore: «Non mi ero mai avvicinato per un saluto diretto. La sera in aeroporto, prima della partenza, Madre Teresa mi fece avvicinare per un abbraccio e mi consegnò una sua immagine con la firma olografa “Dear Fr. Franco, God bless you, M Terese”. Una bella reliquia».
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