Il focus

Dal Cuga a Maccheronis,  Nord Sardegna in sofferenza 

Difficoltà nelle aziende agricole della Nurra Le presenze turistiche svuotano l’invaso di Posada 

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«Gli interventi straordinari non soddisfano mai le esigenze naturali». Governare la risorsa acqua è l’unica strada da perseguire secondo Gavino Zirattu, presidente Anbi Sardegna e vice di Anbi nazionale, che mette l’accento sulla necessità di una programmazione strutturale e continuativa per 12 mesi l’anno.

A fine estate la parola siccità torna a essere ricorrente. Il forte stress idrico e le alte temperature che hanno caratterizzato gli ultimi mesi stanno mettendo a rischio l’abbeveraggio del bestiame, periodi pesanti di siccità destinati a diventare ormai una costante e non più eventi occasionali. «Il bestiame non dispone di risorse idriche sufficienti perché fuori dalle aree attrezzate, molti allevatori godono di un pozzo ma si sono asciugate le falde e sono privi di acqua. Questo è l’aspetto più drammatico in questo momento», spiega Zirattu. «L’unica soluzione garantita è quella di un approvvigionamento tramite autobotti, un’altra misura straordinaria, ma bisogna pensare a infrastrutturare le zone destinate agli allevamenti con reti idriche collegate ai bacini d’acqua, oppure realizzare nuovi piccoli invasi».

In sofferenza

La Nurra è una delle zone più in sofferenza, il Cuga seppure approvvigionato dal fiume Temo tramite un sistema di collegamento idrico, un trasferimento che spesso presenta problemi tecnici, tra fanghi e acque morte è quasi completamente vuoto, il bacino contiene poco più di un milione di metri cubi d’acqua. I cambiamenti climatici non lasciano scampo e la parola d’ordine è programmare individuando alcune precise azioni chiave. «Occorre pensare a un Piano straordinario per affrontare le manutenzioni delle reti idriche, dove si verificano perdite importanti, interventi che richiedono risorse», sottolinea Zirattu. «Fondamentale completare l’intervento di interconnessione tra i bacini, per consentire di trasferire l’acqua da un invaso pieno a uno vuoto. Altro aspetto importante è la realizzazione di nuove infrastrutture efficienti, in particolare nelle zone più critiche, dove a soffrire sono le aziende agricole che senz’acqua sono destinate a morire».

Baronia e bassa Gallura

La preoccupazione cresce attorno alle risorse idriche custodite nella diga di Maccheronis. Le riserve dell’invaso sul Rio Posada si stanno consumando rapidamente, sotto la pressione della domanda sostenuta dalle presenze turistiche nei centri balneari della costa nord-orientale, tra Alta Baronia e Bassa Gallura. Attualmente nello sbarramento artificiale di Torpè sono invasati poco meno di 4,5 milioni di metri cubi d’acqua, la metà del volume di un mese fa. Un dato che riaccende i timori (esternati nei giorni scorsi dal consigliere di Posada Giorgio Fresu) di una nuova crisi idrica, se il periodo siccitoso, iniziato nello scorso maggio, dovesse prolungarsi. A fare i conti con la scarsità d’acqua sono gli allevatori delle aziende a monte dell’agro di Torpè, dove la risorsa non arriva più. «È come la trama di un film visto e rivisto», afferma il sindaco Gianni Pilosu. «Ci si lamenta quando la situazione rischia di precipitare, attendendo la benedizione della pioggia, che quando arriva ci toglie le castagne dal fuoco. Ma poi si dimentica il problema dell’approvvigionamento idrico».

Questioni aperte

Sul tavolo restano questioni irrisolte: le opere per il sopralzo della diga procedono a rilento, mentre il mega potabilizzatore costato oltre 10 milioni è stato concluso ma non è mai entrato in funzione, perché non collegato alle reti di distribuzione. Restano anche gli sprechi. «Ci dà l’impressione che non ci sia la volontà politica di superare il problema», prosegue Pilosu. Tra le proposte, approfittare del basso livello dell’acqua per dragare il fondo dell’invaso oppure realizzare vasconi accanto agli argini per aumentare le riserve. «Interventi meno esosi della costruzione di una nuova diga e più rapidi da eseguire», sostiene il sindaco, «che garantirebbero quantità di risorsa idrica superiori a quelle attuali».

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