Ironia della sorte: la Virtus Bologna, prima squadra battuta nei playoff scudetto, è anche quella, 14 anni dopo, da superare per restare in serie A. Dopo la settimana di pausa per l'esclusione di Trapani, ritorna in campo la Dinamo. Ultima. Da sola, come mai era accaduto. Domenica al PalaSerradimigni (ore 17) arrivano i campioni d'Italia, la capolista. Calcolo semplice: vittoria o retrocessione matematica. La squadra sassarese infatti è a -2 da Treviso, contro la quale ha saldo canestri negativo negli scontri diretti, e a -4 da Cantù, sulla quale vanta invece differenza canestri positiva.
Il penultimo turno vede tutte le gare in contemporanea. Anche Cantù-Treviso. Se Cantù vince è matematicamente salva e a quel punto il Banco di Sardegna deve battere la Virtus Bologna e ripetersi poi a Brescia nell'ultima giornata, sperando che Treviso si faccia superare in casa da Reggio Emilia. Altrimenti sarà stato inutile fare 2/2. Se invece vince Treviso, la formazione degli ex Cappelletti, Weber e Pasquini festeggia una salvezza clamorosa (sarebbe la sesta vittoria in sette gare) e a quel punto con Cantù che riposerà nell'ultimo turno, il colpaccio di Brescia, dopo la vittoria su Bologna, consentirebbe ai biancoblù di Mrsic di agganciare i brianzoli e farli retrocedere, a prescindere dal fatto che a pari classifica ci sia o no Treviso.
Una strana calma
Se il sentimento più diffuso tra i tifosi è la rassegnazione, difficile interpretare la società. Un generico appello ai tifosi, ma con meno slancio rispetto alla gara contro Venezia, e nient'altro, a parte la consueta presentazione del match prevista per oggi. La tranquillità del presidente Sardara si presta a interpretazioni comunque positive date le sue capacità, come se avesse già un piano B. Il Piano B può essere solo di due tipi. Il primo prevede un ripescaggio in serie A con acquisizione di titolo (Cremona?) o per altre rinunce, o allargamento a 18 squadre, o ancora per la compatibilità del PalaSerradimigni con la capienza minima di 5 mila spettatori. Il secondo motivo riguarda una cessione della società ad altri imprenditori che lasciano la squadra a Sassari anche se farà la A2. Sono solo ipotesi, ma hanno più logica di un silenzio societario che invece sia dovuto solo a stanchezza (ci può stare) e arrendevolezza, che invece non si addice al presidente Sardara.
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