Gremita la chiesa di San Lorenzo, a Sanluri, dove ieri, alle 16, si sono celebrati i funerali di Matteo Mocci, 25 anni, morto lunedì pomeriggio sulla strada che dal posto di lavoro lo portava a casa. Alla guida della sua Panda, l’impatto con un’auto gli è stato fatale: il cuore di Matteo ha smesso di battere poche ore dopo. All’arrivo del feretro, la comunità silenziosa si è stretta attorno ai familiari in lacrime, tantissime le corone di rose bianche di parenti, amici, associazioni e semplici cittadini, un tappeto nel piazzale del monumento sacro e sulla bara di legno chiaro. Tra i presenti il sindaco, Alberto Urpi, a rappresentare la città: «In questo momento di grande sofferenza, ci stringiamo alla famiglia con affetto e vicinanza, consapevoli che nulla potrà mai colmare il vuoto lasciato da un figlio, un fratello, un amico».
Le lacrime
Una giornata di dolore. Per raccontarla con le parole del parroco, Mariano Matzeu, durante l’omelia: «Sanluri perde un ragazzo gentile, altruista, premuroso, in un mondo sempre più smart ha saputo ritagliarsi il suo spazio, condividendolo con gli altri, seminando con cura e passione. Grazie Matteo, la tua breve vita è stata un insegnamento di umiltà e semplicità». Troppo piccola la chiesetta per accogliere la folla riunita per l’ultimo saluto a, «un giovane speciale». In religioso silenzio tutti hanno seguito il rito funebre dal piazzale, anche qui poco spazio, ad ospitarli ci hanno pensato le viuzze del centro storico.
I colleghi e gli amici
Tanti i colleghi barracelli provenienti dal Consorzio delle otto compagnie del Medio Campidano. «Sono stato il tuo comandante e tu il mio tenente», il saluto di Salvatore Pau, guida del gruppo di Sanluri, «ragazzo del fare. Tanti sogni, progetti e ambizioni ti sono stati portati via in un attimo. Un destino crudele». Poi, gli amici. Federica Scanu: «Nella sua vita non c’è stato mai spazio per la noia. Tante passioni, dalle biciclette all’agricoltura, fino ad avvicinarsi alla politica, con entusiasmo e senso di responsabilità. Fatalità ha voluto che proprio il giorno della chiusura dei seggi elettorali, candidato alle comunali, tutto si sia spento. Ciao Matteo, il tuo insegnamento, i valori e le idee che hai saputo difendere non hanno prezzo. Il tuo ricordo resterà vivo. Rimane tanta rabbia». Antonio Panariello: «Un amico sincero, un grande lavoratore. La sua vera passione? L’agricoltura, trattori e sempre trattori. Non si stancava mai di parlarne».
L’estremo saluto
Al termine della cerimonia funebre, un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro, poi il corteo verso il cimitero. All’ingresso del sito sacro il tributo toccante del mondo agricolo, amici a bordo di numerosi trattori gli hanno dato l’ultimo abbraccio virtuale: «Ci mancherai tantissimo». E l’ultimo addio, quello più intimo e straziante della sorella Michela, del papà Giuseppe e della mamma Maria: lacrime e dolore per un fratello e un figlio portato via all’improvviso, per sempre. Senza una parola, senza un ultimo abbraccio.
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