Il caso

L’imam: «Siamo sorpresi» Baturi: una ferita per tutti 

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«Siamo qui da quasi 40 anni e non era mai successo niente del genere». Mehrez Triki, l’imam della moschea Al Hoda di Cagliari in via del Collegio, ha saputo solamente ieri mattina di quanto accaduto nel cuore della Marina: «Mi hanno avvisato i carabinieri e sono andato a fare la denuncia». L’imam non si dice preoccupato ma stupito: «Non ho paura, devo dire la verità, sono più sorpreso perché la nostra comunità qui alla Marina non ha mai avuto problemi. Con i nostri vicini ci consideriamo tutti fratelli, cambia solamente la preghiera. Forse è stato qualcuno che ha bevuto troppo», commenta ironicamente, «un mese fa avevano distrutto gli specchietti di alcune auto parcheggiate davanti alla moschea, ma un attentato del genere non ce lo saremmo mai aspettati».

I residenti

Quando è scattato l’allarme, gli abitanti di via del Collegio si sono subito attivati per spegnere le fiamme. «Con tutta la comunità abbiamo un ottimo rapporto», confermano i residenti, mentre danno una mano proprio all’imam a risistemare i danni del rogo. «Per fortuna non sono molti», dice Mehrez Triki. I testimoni raccontano che l’incendio è partito proprio dal portone della moschea per arrivare successivamente a colpire gli ingressi delle abitazioni vicine.

La comunità islamica

Sono stati tantissimi i messaggi di vicinanza e solidarietà alla moschea cagliaritana, a iniziare dall’Unione delle comunità islamiche d’Italia. «Chi colpisce un luogo di culto colpisce una comunità intera e ferisce il patto di convivenza del nostro Paese», ha dichiarato il presidente Yassine Baradai, che ieri ha sentito telefonicamente Mehrez Triki. «La comunità islamica italiana», ha aggiunto, «non può essere lasciata sola di fronte a una spirale di odio che va riconosciuta, prevenuta e contrastata con serietà dalle istituzioni». Esprime preoccupazione il portavoce della comunità musulmana Omar Zaher: «Non abbiamo mai ricevuto minacce e non c’è mai stato alcuno screzio. Con gli abitanti della zona abbiamo costruito un rapporto civile, anche perché ci capita di pregare fuori dalla moschea. Questo gesto mi lascia allibito. In trent’anni abbiamo costruito tanto per essere integrati con la comunità sarda. Non c’entra nulla la religione, siamo tutti uguali».

La diocesi

«Ogni offesa arrecata a un luogo di culto è una ferita inferta non soltanto a una comunità di credenti, ma all’intera società», è il messaggio di Giuseppe Baturi, l’arcivescovo di Cagliari, nell’esprimere la propria vicinanza alla comunità islamica del capoluogo. «Siamo chiamati, ciascuno secondo la propria fede, a essere costruttori di pace, custodi della dignità di ogni persona e servitori di una fraternità che sa riconoscere nell’altro un bene e mai una minaccia».

La politica

Numerose le reazioni dei partiti politici. «Il quartiere della Marina ha sempre accolto e fatto vivere insieme, popoli con religioni e tradizioni differenti», la nota di Efisio De Muru, segretario del Pd di Cagliari, «per questo la notizia, oltre a lasciarci allibiti e tristi, ci interroga anche su come reagire a una pericolosa ondata razzista che sta investendo il Paese». «L’odio cammina veloce e si alimenta di paure, ignoranza e diffidenza», è il messaggio di Sinistra Futura. «Le parole hanno un peso. La continua ricerca di un nemico, la diffusione di stereotipi e la contrapposizione sistematica tra comunità diverse finiscono per alimentare tensioni che nulla hanno a che vedere con una società democratica e inclusiva», scrive invece il Movimento 5 Stelle Sardegna. «Esprimo la più ferma e totale condanna per il gravissimo episodio, ma il sindaco Massimo Zedda lasci le indagini alla magistratura», è invece la posizione del consigliere regionale di Fratelli d'Italia Corrado Meloni.

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