Longevità.

La città dei tredici ultracentenari 

Una classe di ferro che resiste a smog e traffico. Pili: «Preservate le radici agricole» 

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E chi l’avrebbe mai detto che Quartu fosse città longeva. Ti aspetti di trovare i grandissimi anziani soprattutto in Ogliastra o nel Nuorese, e invece i nonnini che superano quota cento sono anche qui, dove, a quanto pare, nonostante il traffico e lo smog restano radicate le buone abitudini del passato tra cibo genuino e una vita piena di affetti. Ad oggi in città gli ultracentenari sono tredici. Di questi oltre a Giovanna Bellisai, la più longeva della città che due giorni fa ha compiuto 106 anni, si contano due nonnine di 105 anni, due di 104, due di 103, tre di 102 e tre di 101. Nella classe di ferro ci sono anche 6 centenari e una discreta schiera di ultranovantenni.

Invecchiamento attivo

La longevità è soprattutto donna: dei tredici ultracentenari soltanto tre sono uomini.Ma dove sta il segreto per raggiungere questi traguardi? Da tempo ad occuparsi di questi studi è il dottor Roberto Pili, oncologo e presidente della Comunità mondiale della longevità, che ha scritto, tra gli altri, “Cent’anni a tavola, dove si vive cent’anni si cucina così”, e l’ultimo “Sapori di lunga vita-ricette, racconti e segreti della Sardegna della longevità”. Pili da oltre trent’anni studia i processi dell’invecchiamento, la longevità attiva e le condizioni che permettono di vivere più a lungo conservando salute, autonomia e partecipazione sociale.«Non è una novità che nella nostra regione ci siano concentrazioni di centenari», sottolinea. «Per quanto riguarda Quartu, è sempre stata una comunità agricola e pastorale, e se si mantiene una certa coerenza rispetto al proprio ambiente si ha una maggiore possibilità di mantenersi in salute».

Stile di vita naturale

Detto questo, aggiunge Pili, «è chiaro che se si ha una cultura alimentare che predilige cibi stagionali e cibi della cultura del luogo, e se si mantiene una vita attiva che è diversa da fare due, tre ore di palestra, si vive più a lungo». Di solito queste percentuali di longevi, «si raggiungono in fasce di popolazione che mantengono uno stile di vita il più naturale possibile». A influire, «è anche l’ambiente familiare. Essere circondati dagli affetti crea un ambiente metabolico che protegge da quello che invece può creare la solitudine, che comporta vulnerabilità».

I segni del tempo

Qualche tempo fa aveva fatto tappa in città la mostra Dna 100 con gli splendidi scatti di Andrea Spiga che aveva visitato i paesi della Sardegna, Quartu compresa, per fotografare centenari e ultracentenari, raccogliere i loro racconti, fermare il tempo in un volto o in mani segnati dall’età e dal passare del tempo.«Le persone sono la testimonianza viva di come si fa ad arrivare a cento anni e oltre», dice Spiga. «Ho iniziato questa avventura dieci anni fa e ho conosciuto delle persone splendide. Il luogo comune è pensare che l’Ogliastra sia la terra della longevità. Ma ci sono tanti altri centri dove ci sono centenari e ultracentenari, come appunto Quartu. Tutta la Sardegna oggi si può considerare blue zone. Io credo che si vive più a lungo perché sono migliorate le condizioni di vita, in termini di alimentazione e di salute».

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